nellanotte

È difficile capire quale sia la tattica migliore, la tempistica con la quale muoversi in politica, e sicuramente ci sono linguaggi paralleli e tempi più opportuni, alchimie che solo gli avvezzi ai lavori e ai corridoi, alle stanze ovattate dei bottoni possono interpretare. Che già sui “diritti”, questo Governo “giallorosso” cominci a dividersi non ci piace. Non ci piacciono le tesi che vorrebbero stoppare l’iter per lo ius culturae, dunque il riconoscimento della cittadinanza italiana ai figli degli immigrati in Italia che abbiano compiuto un ciclo completo d’istruzione, poi variamente modellato e annacquato rispetto al disegno iniziale; non ci piace l’imbarazzo con il quale Di Maio richiama Conte sul “fine vita”, che divide l’elettorato Cinque Stelle e la futura egemonia dei due sul Movimento. Sono temi etici importanti e ormai imprescindibili, che producono sofferenze da decenni, per i quali siamo scherniti da gran parte dei Paesi europei. Adesso, che sui disegni di legge non si vada avanti e acceleri anche quando i numeri potrebbero esserci, perché Salvini avrebbe ormai inoculato le tossine dell’odio sociale e del razzismo, e che non si proceda per “il fine vita” perché l’elettorato del Movimento sarebbe diviso al suo interno e non si riuscirebbe a motivare una presa di posizione chiara con e contro i  vescovi cattolici, i medici obiettori, e tanta altra struttura e sovrastruttura ecclesiastica  mi sembra davvero abbastanza vergognoso. Non si rimandano questioni fondamentali per paura di affrontare uno scontro dialettico, di numeri, e politico, chi ha sdoganato l’odio sociale. Anzi, impavidi bisognerebbe andare allo scontro costruttivo e fare passare leggi importanti. La Politica questo deve fare. Confrontarsi e scontrarsi, mediare, legiferare. Abbandonare il tema dei diritti è ammettere la propria inadeguatezza, l’essere pavidi e calcolatori, cinici manovratori. Questo atteggiamento, un po’ puerile, disordinato, privo di una chiara strategia, debole e succube dei pregiudizi prodotti dalla destra non è ammissibile e sarà pagato, ulteriormente, in termini di consenso dell’elettorato di sinistra, fin troppo resiliente date le recenti diaspore e nonostante tutto. L’eterna opacità e poca assertività nei comportamenti dei leader, dei deputati e senatori, nelle in – decisioni, nazionali e internazionali. Tutto questo ha già un prezzo. È un periodo ormai troppo lungo, nel quale ci si addormenta con l’idea chiara e una posizione certa presa da chi dovrebbe rappresentarci, per svegliarsi l’indomani e constatare che quella posizione è stata annichilita e ribaltata. Senza comunicazione e per stessa ammissione della classe politica. Chi si dice amareggiato, non avvisato, di scoprire incredulo dai giornali, da un twitt inopportuno e improvviso, un post notturno che le decisioni sono “altre”. Ma altre da quelle concordate cinque minuti prima di coricarsi.  “Nella notte”, e qui potrei citare il meraviglioso romanzo di Conchita De Gregorio. Tutto accade sempre più nella notte o nelle dimensioni che più le somigliano. L’elettorato, giovane e adulto, è stanco, troppo stanco per pretenderne un’eterna, incondizionata fiducia. Adesso no, si misura ogni azione, ogni atto, virgolettato, dichiarazione. E si chiederà conto di ogni proposito abbandonato, di ogni istanza svaporata e poi evaporata, abbandonata come un eterno uzzolo. Il capriccio della Politica non dell’elettorato, quello che si esprime e quello che si astiene.   Non si può esigere dall’elettorato comprensione su alleanze politiche, anche le più peregrine, assurde, apparentemente schizofreniche per evitare il male più grande, e poi accettare anche le possibili tensioni interne ai partiti di questo Governo. Capirne limiti e tensioni interne.  Questo, davvero, è troppo. Già è siderale la distanza tra la Politica e l’elettorato, un enorme proletariato sgangherato e amareggiato differentemente, che la classe Politica non può permettersi più niente, tanto meno di giocare con rinvii, decidere cosa potrà essere ancora procrastinato. Davvero troppo. Tra una bracciata e un’altra, in vasca, raccolgo troppa disillusione e allontanamento. Si reclamano trasparenza e assertività, fatti, leggi, l’ardire, l’allargamento e il riconoscimento dei diritti, così una vera politica di sostegno sul lavoro, sulla produzione, le infrastrutture, l’inclusione e il sentirsi Europa in Europa, non una entità piccola e astratta.  Per ora stiamo a guardare timorosi che, “nella notte”, possa sempre accadere qualcosa. Noi vogliamo diritti, decisi di notte e di giorno.

25stilelibero