BellinoOggi voglio parlare del testo teatrale “Il canto libero delle stelle mediterranee” di Francesca Bellino, edito Fusibilia Libri, con l’introduzione di Amara Lakhous.

Francesca ci ha già abituati alla dimensione del viaggio, alla scoperta di culture e coincidenze, di intricati rapporti che rimandano a Paesi lontani, a credenze, religioni che s’intrecciano con consuetudini ed emancipazioni, all’arte come strumento di riscatto e liberazione personali.

Questo libro, che è più un testo teatrale, porta con sé la storia di emancipazione delle cantanti nelle varie sponde del Mediterraneo, dalla Siria al Libano, all’Egitto, alla Tunisia, alla Sicilia.

Storie di donne, collocabili tutte tra l’800 e il ‘900, alcune arrivano fino ai nostri giorni, al presente, che hanno utilizzato la propria voce e passione per il canto come strumento di emancipazione e libertà.

Hanno cantato perché non avrebbero potuto fare altro, perché dotate di un amore e fuoco sacro da assecondare. Donne di varia origine sociale e provenienza geografica, tutte affacciate al Mediterraneo come un’unica costellazione pronta a rilucere. Donne che con il canto hanno potuto annichilire, con difficolta e progressivamente, tutti i tabù, le discriminazioni sociali e sessuali che le relegavano ad una dimensione secondaria. Così è stato per l’egiziana Umm Kalthum, la siciliana Rosa Baliastreri, la siriana Asmahàn, la tunisina Saliha e la libanese Fairuz. Donne innamorate della vita, della propria storia, dei propri uomini, figli, pronte a non rinunciare al canto per liberare altre stelle e la democrazia. Interessante il comune denominatore narrativo utilizzato dalla Bellino: quanto il canto sia stato strumento di liberazione nazionale e contagiante i Paesi. Donne che all’inizio erano costrette in panni maschili, a nascondere le folte chiome, a rinunciare ad un cognome per potersi esibire. Poi i tempi sono cambiati e in Paesi in cui la televisione e altra tecnologia erano lusso e banditi, la radio restava unico strumento di diffusione d’informazione, unica parentesi nella quale ogni famiglia potesse riposare e ritagliarsi un attimo di leggerezza e astrazione. Proprio attraverso la radio queste donne, ciascuna con la propria differente storia, sono emerse, diventate icone nazionali, esempi da eguagliare o cui semplicemente tendere, affacciati ad un balcone a rimirare le stelle.  Tutte accomunate da un forte attaccamento per la propria terra, il proprio amore, i propri figli che sovente hanno coltivato la stessa passione delle madri, come in una urgente staffetta di liberazione nazionale.

Per questo tra una vasca e l’altra, rimestando nei pensieri e nei tanti, troppi libri letti, racconto e consiglio questa breve e potente lettura, che scivola via come un canto meraviglioso, pieno di giustizia, di autodeterminazione e speranza. Un tempo, non lontano, conobbi un’anziana signora, andata via da poco, azzimata e colta, che mi raccontò – traduttrice e studiosa appassionata della storia e cultura ebraica – come grazie al canto fosse sopravvissuta alla propria storia personale, alle violenze e barbarie subite come donna ebrea. Mi disse che cantava per sopravvivere, perché era l’antidoto migliore ad ogni analisi o medicina.

Grazie a Francesca Bellino e al suo libro.

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