Rapporto-Solving-Plastic-Pollution-Through-Accountability-Ridurre-linquinamento-da-plastica-secondo-il-WWFPiccola parabola narrativa: dalla plastic tax alla necessità di mettere le pance da parte, far parlare le teste, solo quelle, e ascoltare chi ci sostituirà con più energia e coraggio. Questo incomprensibile odio verso la #plastic #tax è, appunto,  incomprensibile. Prima di seguire le derive populiste solite, per cui saremmo un elettorato tassato, fermatevi a leggere di quali plastiche si tratta. Sono contenitori mono uso, non tutta la plastica, non quella riciclabile, non quella utilizzata attraverso una filiera che la riporta ad essere da materia prima potenzialmente inquinante  materia prima seconda, che attraverso un’economia circolare, rientra nel mercato come pellet e viene reimpiegata in differenti canali: dall’abbigliamento al design di arredamento ad altri mille scopi. E comunque, non possiamo attraversare l’Italia con campagne #plastic #free e riempire le piazze di tutto il mondo con i #fridayforfuture se poi urliamo al malcontento per una tassa. Per una volta, se ragionassimo veramente senza alcuna demagogia per il futuro del nostro pianeta, ascoltando i figli che hanno manifestato in migliaia e migliaia in tutto il mondo, ci comporteremo da politici e non strateghi elettorali. Come facciamo, dopo avere combattuto la plastica per una vita e avere fatto dell’ecologia e sostenibilità ambientale, della necessità di salvaguardare la risorsa  idrica, le risorse naturali in esaurimento ad evitare una tassa  sulla plastica per meri motivi elettorali /regionali. Certo, il tema dell’Emilia Romagna è importante,  s’impone sulla gravità della condizione lavorativa, ma non possiamo rimangiarci tutto, abdicare anche alle buone cause facendo il gioco di Salvini e omologandoci alla destra per timore di rivoluzionare e cambiare il pensiero degli elettori.

Se esiste un tema Emilia e una manovra che introduce giustamente la tassa sulla plastica, dobbiamo avere un Governo talmente capace e pronto da salvaguardare tutta l’imprenditoria emiliana impiegata nel settore. Qui si costruisce la differenza con la destra, con i nazionalisti, con la vecchia e polverosa  narrazione per cui una manovra di tasse chiude laboratori e imprese e crea ulteriore disoccupazione. Da un Governo progressista mi attendo, perlomeno, anche in breve tempo, che sappia comunicare bene i provvedimenti presi e mettere in atto misure economiche capaci di salvaguardare l’economia emiliana.

Altrimenti abdichiamo a tutto: dall’ecologia ai buoni principi, dagli ideali alle buone pratiche, ai diritti.  La lista è lunga. La forza è nel sapersi differenziare con temi, contenuti efficaci, e soprattutto saper comunicare  scelte coraggiose.  Non possiamo fare dipendere tutto da elezioni regionali: se riduciamo il fare Politica a queste scadenze vuol dire che non ragioniamo più sui temi reali del Paese, che  non si hanno visioni, ma si procede claudicanti di giorno in giorno, zigzagando tra le sortite migliori per conservare una percentuale di elettorato. Se questo è il prodotto di un Patto di Governo, allora  era tanto meglio andare a votare. Se invece siamo certi del contrario, bisogna osare .

Il resto sono solite pretestuose guerriglie tra movimenti, partiti, equilibri interni. Molta tristezza ridurre l’attuale Manovra ad un siparietto nel quale contestare alcune tasse e altre no. Il cambiamento deve essere dalla Politica umorale cavalcata dalla disillusione ad una politica ragionata e spiegata nei fatti, quelli reali e non mistificati, anche attraverso scelte impopolari ma giuste per il mostro futuro. Se rincorriamo le pance in eterno, i generici “Italian first”, se rinfocoliamo questo nazionalismo non si capisce verso dove e chi siamo destinati, a scontri intestini senza fine, a politiche anacronistiche destinate a raccogliere molto consenso elettorale, facile, ma nel lungo periodo al fallimento economico, culturale, l’annichilimento del confronto democratico e dei diritti. Mi piacerebbe che tutti quei giovani che hanno manifestato nelle principali piazze delle città italiane negli ultimi mesi costringessero i propri genitori, per esempio, ad esprimersi coerentemente con i principi impartiti loro. E che, a seguire, lo facessero con i propri amici e parenti. Ancora una volta si dibatte e ci si scontra inutilmente perché le piazze politiche organizzate, gremite di elettori non tengono conto di quelle, molto più grandi, oceaniche, dei propri giovani figli che non concordano con loro. E non perché post ideologici, che non significa niente, ma con ideologie ereditate e contestualizzate. E allora, davvero, non solo occorre spingere sul voto anticipato per i giovani così come su ius culturae e ancor meglio, ius soli. Spazio a chi, questi principi ed analisi, li promuove.

Ci vuole tanto, troppo coraggio, e spezzare l’inseguimento di Salvini sui suoi temi, facili quanto scorciatoie che rendono alla giornata ma non risolvono i problemi strutturali del Paese.

25stilelibero