Sardine

Un’idea anche vaga, me la sono fatta. Leggendo e rileggendo, coprendo vasche ad ampie bracciate. In un momento di povertà assoluta e di grandi continui disagi, probabilmente avremmo bisogno di una politica seria e composta, non sguaiata, né urlatrice. Differentemente, però, sui social e nelle moderne piattaforme della comunicazione impazzano i follower e gli hater che portano voti e consenso alle destre populiste e sovraniste.

E allora, oltre a documentarmi, ho cominciato quotidianamente a seguire i profili dei principali politici italiani sui social, soprattutto quelli più lontani da me. L’ho fatto, tra una bracciata e l’altra, per studiarli, comprenderne le intenzioni. Ebbene, non ci vuole molte a capire che diversi sono i linguaggi come gli approcci alla comunicazione, voluti o meno e dei quali sono responsabili addetti stampa, strateghi d’immagine. Le modalità della comunicazione sono antitetiche. Se i partiti non esistono più così come le ideologie, che sarebbero svaporate, anche se non sono assolutamente d’accordo con questo assunto e in questo blog ne ho parlato molte volte, di certo le differenze tra quella che era un tempo la “sinistra” e quella che era un tempo la “destra” le puoi toccare con mano nella comunicazione, nei contenuti e negli atteggiamenti dei leader. La Sinistra è più in affanno, perché più trasparente, si presenta in tutta la propria complessità, nelle correnti e divisioni interne, nel drammatico tentativo di ritrovare un filo narrativo convincente e rappresentativo, senza inseguire l’enfasi sguaiata degli avversari. Mentre quella che era la “destra” continua a fomentare e sdoganare l’odio sciorinando sorrisi. L’odio non nasce da un atteggiamento prevaricatore, da un insulto gratuito, da un’aggressione esplicita. I politici restano sempre composti ma, con una dialettica semplice e diretta, primitiva e stereotipata cercano di fare sembrare “normale” ciò che non lo è. Per esempio, che molti migranti debbano riempire cimiteri mediterranei e, pertanto, pur essendo richiedenti asilo o versando in tragiche condizioni economiche non abbiano alcun diritto di approdare in porti italiani senza il consenso del Ministro degli Interni o senza che la redistribuzione secondo quote, come da trattato di Dublino, sia concertata tra più Stati. Vogliono fare apparire normale il rivendicare il diritto all’essere italiano, perché nato in Italia e discendente da Italiani, un privilegio tutto basato sulle   “origini”, sui  concetti della  razza, religione e cultura.

La Destra ha sempre avuto difficoltà ad accogliere e studiare, proprio comprendere, ciò che è diverso in quanto numericamente non prevalente. Si è servita di stratagemmi e argomentazioni lacunose solo per asserire che i modelli cui ispirarsi sono unici e inderogabili, così come i rapporti relazionali, la famiglia, la cristianità, e tutto è subordinato e sottomesso a questa sorta di monadi prevalenti.

La riflessione sempre attuale è come potere scavalcare e smarcare questa comunicazione semplice, ruvida e rozza ma efficace, per guadagnare il consenso almeno di quanti continuano a galleggiare nella astensione elettorale. Capire che linguaggio usare. Perché la pacatezza e ragionevolezza, le uniche vie a mio avviso percorribili per indole e cultura personali, non vincono.  Allora il punto e l’errore da non commettere è proprio quello di non improvvisarsi emuli, inevitabili epigoni della comunicazione della destra, piuttosto trattare argomenti e temi che accomunano tutte le agende politiche, trasversalmente, offrendo immediate soluzioni, antitetiche alle altre sciorinate come meme e hit virali. Ricostruirsi un carattere definito e, in quanto tale, radicalmente diverso, antitetico agli altri. Riassumere spessore e diversità.

Questo, ancora, si percepisce poco, così come  i nuovi leader della sinistra italiana non sono riusciti a permeare il loro e l’altrui elettorato facendosi percepire come famigliari, come un tutt’uno. Il concetto della classe dirigente casta ed establishment è in parte inevitabile. Lo è nei privilegi e nelle retribuzioni, dunque nelle posizioni sociali anche quando non ostentate. Ma a ciascuno il suo: sono felice se chi eleggo per rappresentarmi in Parlamento gode di privilegi e può condurre una vita sociale ed economica tale da consentirgli parecchio. D’altronde porta avanti istanze delicate. Non ho invidia e trovo che polemizzare su questo sia antico e sciocco.

Non ho razzismo di difesa: come pretendere che un ricco si senta in colpa o che il progressista debba esser povero. Il comunismo non è mai stato pauperismo, ma si è battuto per uguali opportunità di partenza per tutti, a prescindere dalla propria provenienza e nascita.

Allargare gli strumenti per consentire a tutti, nessuno escluso, di avere acceso a servizi e possibilità. Una quasi banalità, che continua ad essere vera. Ecco, non dimenticherei mai questo principio universale anche declinando problemi e temi che, di giorno in giorno, il Paese si trova ad affrontare.

Solo in questo modo, la Sinistra potrà continuare a mostrare e avere un carattere.

La Povertà e il Lavoro prima di tutto. A corroborare questo dramma il Rapporto odierno della Caritas, secondo il quale in Italia le famiglie con bassa istruzione vivono in uno stato di povertà che supera il valore medio.

Come ormai noto – conferma il Rapporto – la diffusione della povertà è strettamente correlata al titolo di studio. Gli ultimi dati Istat dicono che nelle famiglie il cui capofamiglia non possiede alcun titolo di studio, o al massimo la licenza di scuola media inferiore, i livelli di povertà superano il valore medio, collocandosi rispettivamente all’11% e al 9,8%, a fronte del 3,8% in caso di possesso del titolo di diploma/laurea (Dati Istat e Report Caritas 2019).

La ricerca sociale evidenzia relazioni molto strette tra status socio-economico dei genitori, risultati scolastici e livelli di istruzione dei figli. Un recente studio pubblicato dalla Banca d’Italia sul tema della mobilità intergenerazionale dimostra come oggi, in maniera sempre più marcata rispetto al passato, fattori quali i livelli di istruzione, di reddito e di ricchezza siano strettamente correlati alle condizioni di partenza della famiglia di origine.

Eguali opportunità di partenza e agire affinché l’accesso all’istruzione sia facilitato e incoraggiato annullando ogni pretesto, spesa, incombenza possa creare devianze o alibi per non istruirsi.

Questo è decisamente qualcosa di “sinistra” da cui ripartire e rinverdire sempre.

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