Io sardino

Un’ evidenza che appare in tutta la sua forza. Sabato scorso piazza San Giovanni a Roma è stata riempita da migliaia di persone. Credo di averla vista poche volte così affollata. E nonostante i comunicati stampa della Questura, il solito rimpallo dei numeri e cifre ballerine, se non saranno stati in 100.000 i cittadini presenti, perlopiù romani, ma in 50.000 erano comunque tanti. Una folla pacifica, un’onda, un banco di pesci che tracimava ovunque pacifismo, ritrovata solidarietà, inclusione, voglia di stare assieme e fare massa critica, di contarsi. L’obiettivo delle sardine che fanno banco, innocue e semplici, maledettamente sincere e seduttive proprio perché inermi è stato raggiunto. È sicuramente un movimento anti sovranista, un’onda anti populista, una risposta alla narrazione di Salvini. Sono diametralmente opposte, queste sardine, nei contenuti e nel linguaggio alla destra e alle posizioni più liberiste presenti nel nostro Paese. Una risposta alle destre europee, xenofobe, chiuse, all’apologia dei muri, del Made in Italy, del protezionismo, dei diritti considerati patrimonio esclusivo di pochi e, comunque, non di tutti. Le sardine sono amiche dell’ambientalismo, della sostenibilità e dell’economia circolare, sono sorelle e fratelli di Greta Thunberg e di Carola Rakete, come dei #fridayforfuture.  Non vogliono creare un partito politico, ma vogliono aderire alle forze già esistenti, apportarvi il proprio contributo e le proprie istanze. Difficile pensare che le sardine, in migliaia nelle principali piazze delle città italiane negli ultimi mesi, possano al momento del voto confluire in forze conservatrici, di destra, liberiste. Dovremmo pensare che non esistono più logica e consapevolezza e, a guardare i sondaggi e gli studi di settore, il loro voto nelle prossime elezioni politiche e amministrative dovrebbe confluire – al netto degli astenuti –  nel partito democratico o nei cinque stelle. Fabio Santori, loro portavoce, ha più volte ribadito che nessuno di loro né dei propri comitati locali ha velleità politiche. Nessuno vuole candidarsi ma solo suggerire, condizionare in modo decisivo un andamento generale che non piace. Penso che questo sia l’ultimo avvertimento opportuno, l’ultima sirena che la sinistra italiana e le forze democratiche, quel che ne resta, devono essere capaci di catalizzare e cogliere al volo per avere, ancora, un futuro politico. Ho trovato molto interessante e contro corrente, rivoluzionario, che dei trentenni ricusino e rigettino i “social” come strumento ordinario di comunicazione per la Politica, per le Istituzioni con la “I “maiuscola. Per esempio l’invito esplicito ai Ministri di un Governo, l’attuale, di non comunicare i propri provvedimenti, le decisioni e linee politiche affidandole ad una piattaforma, a facebook, ma attraverso comunicati stampa nei luoghi e modalità istituzionali. Nelle sedi, fisiche, opportune. Non una regressione al passato, un atteggiamento luddista, ma il recupero della sobrietà e serietà, anticamere della credibilità.  Un monito che vuole riportare l’informazione ad un più attento controllo. Che non ne può più della Rete abusata, onusta d’odio e visceralità, calcolatrice e manipolatrice di idee con i sensori specializzati: gli algoritmi feroci.  Le sardine auspicano di riportare i commentari fuori dalle piazze, di essere informate esclusivamente sui fatti. Sperano, ancora una volta, che le opinioni restino fuori. Una Politica di opinioni non è Politica, ma una creatura che si avvita su sé stessa mentre vanno in scena diversi drammi umani. Una missione che investe la Politica e la stampa. Ce la faranno? Ci provano a fare banco, a sviluppare diverse forme geometriche, a riempire spazi e superfici con una rivoluzione pacifica. Certo non urlano, non berciano, non solleticano né vellicano le pance degli Italiani per sfogarne l’odio e risvegliarne gli istinti primordiali. Il gioco facile e la narrazione ormai vecchia degli ultimi cinque anni. Al contrario, ci richiamano ad una pacificazione universale, al riconoscimento e all’estensione dei diritti – dallo ius soli all’abolizione dei decreti sicurezza – al riconoscimento di tutte le affettività possibili, di tutte le famiglie. C’erano sardine resilienti come la memoria di un passato da non rivivere, quello dei regimi e delle dittature che hanno raccontato loro nonni e genitori.  C’erano sardine ANPI, resistenti, partigiane, di colore, lgbt.  Una piazza colorata quella di sabato scorso, di età e provenienze sociali e geografiche trasversali, di arcobaleno e tanta voglia di fare banco, resistere, nuotare. 25 stilelibero nuotava con loro.

 

25 stilelibero