Un augurio che è sempre lo stesso. Un po’ di serenità e circondarsi di persone poco virtuali, più reali, soprattutto con toni pacati. Rivoluzionarsi e rivoluzionare, con la pretesa di cambiare gli stati, d’animo e reali, con buoni propositi. Il resto non ha troppo senso esplicitarlo, perché diamo per scontato, dopo anni e anni di bracciate di conoscerci abbastanza e riconoscerci, anche tra le onde, nei fondali, tra acque cristalline e quelle torbide. In un questo presente così magmatico, privo di certezze e più in divenire del consueto posso solo auspicare di continuare a combattere silenziosamente e onestamente, per ogni motivo ne valga la pena. Sicuramente lo farò e faremo assieme, senza paura, come sempre, con la consapevolezza di avere poco da perdere e molto da guadagnare. In epoca di suprematismi, nazionalismi ostentati come puerili stendardi in un folle gioco corale, di onde xenofobe, di ritorno di mostruoso antisemitismo bisognerà mantenersi lucidi, continuare a sensibilizzare e ragionare molto. Nelle case, nelle piazze, nei luoghi di lavoro sempre più precari e disorganizzati. Sempre pronti a difendere ed esigere ciò che indiscutibilmente ci è dovuto, per operosità e anni di esperienza, per lavoro alacre, mai risparmiato, mai a sottrarre. Ci ritroveremo, ancora una volta, con tanta volontà di rivoluzionare perché non dobbiamo mai abituarci a considerare il peggio, una democrazia liquida e una globalizzazione indiscriminata, la normalità cui rassegnarci. Tutto può e deve essere messo in discussione, all’occorrenza, se si allontana da principi cardine quanto ad etica, storia e Costituzione. Ci hanno abituato, in una narrazione errata e mortificante, ad accontentarci e guardare, sempre, il bicchiere mezzo pieno quando ormai incrinato e vuoto. Sproniamoci, al contrario, a tenere sempre alta l’asticella delle pretese, dei diritti, delle battaglie e fatiche, perché solo così otterremo nuovi traguardi. Diffidare, sempre, da chi ci invita ad assecondare le realtà difficili perché più semplice acconciarsi alle ingiustizie e alle persone opache. Altro che resilienza, non la devono insegnare a noi l’arte di arrangiarci. Esistiamo noi e i nostri obiettivi, gli aneliti, gli ideali e quel che somiglia loro. Come nelle piazze di sardine, ammucchiati e stipati pacificamente, a fare numero, ad occupare molte lande vuote e abbandonate, continueremo a fare banco. A farci sentire, da soli e nella totalità. Questo è di certo un momento storico di non ritorno, che non ristagnerà, dove i soggetti tutti non saranno più disposti a sperequazioni nei trattamenti, agli spettacolini indecenti e ormai noti di tanta politica opaca e imbarazzata. Troppa popolazione si riversa puntualmente nelle piazze per dimostrare e partecipare alla res pubblica, a modo proprio, quello giusto. Se esiste un astensionismo politico, non corrisponde a quello civico. Questo il dato fondamentale che ci restituiscono tutti i sondaggi, pertanto auguriamoci il meglio con gli occhi sbarrati, pronti a non dimenticare, a ricordare tutto, a rivendicare il giusto. Esistono sempre mezzi e luoghi dove farlo. Il resto è tuffa, sono parole campate in aria, promesse disattese e amenità. Buon anno a tutti e buona lotta. Con uno sguardo di speranza e sufficientemente puro, in alto e a sinistra.

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