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Ciò che è inammissibile e da respingere con ogni forza al mittente è proprio il nuovo sistema di automatismo nel lavoro. I robot, l’intelligenza artificiale, gli strumenti adottati che, seppur garantiscono alle aziende dei risultati performanti, contribuiscono al depauperamento progressivo dell’apporto umano fino ad arrivare alla sostituzione della tecnologia con il dipendente. Pensiamo al caso di Amazon, dei braccialetti con i quali si tracciava il percorso di ogni dipendente, lo si controllava a distanza, da remoto. Alle mostruosità di molta Silicon Valley. Molto si è scritto e dibattuto sul tema, su di un’etica imprenditoriale sempre più obsoleta e cinica, sui dividendi che vengono sempre prima del trattamento dei dipendenti, assieme agli algoritmi, al grande fratello globale con la pretesa di tracciarne profili con i quali prevenirli e condizionarli.   Questa non è ricerca di soluzioni innovative e performanti e, seppure lo fosse, andrebbe e va a scapito della salute psico fisica umana. È un lento cammino aberrante. Il film di Ken Loach, “Sorry we missed you”, è un manifesto crudo, duro, sempre attuale che scava nelle dinamiche innescate da chi ha assecondato la globalizzazione, nel mondo del lavoro, senza essere in grado, né mostrando la volontà ed etica minime per porre dei limiti. Limiti che, con la denuncia di Loach, non è in grado di porre e garantire neanche la Politica, le Istituzioni come il Sindacato. Non appaiono neanche nella struttura narrativa, poiché la famiglia in questione, protagonista del manifesto di Loach, sgretolata e sfilacciata negli affetti e geometrie più intime per colpa del lavoro precario e sfinente, a dir poco disumano, non si rivolge ad alcun interlocutore istituzionale, piuttosto si ripiega su se stessa, fallisce, implode e raccoglie i pezzi. Il lavoro e il capitalismo più becero portano alla dipendenza disperata del dipendente al suo lavoro, anche quello più demansionate ed estraniante, che non prevede alcun apporto individuale, capacità, che non garantisce tutele minime. Ognuno è solo, in un’economia iniqua che risponde alle esigenze delle grandi compagnie. Ne imporrei la visione, obbligatoria, all’interno delle scuole, delle università, dei luoghi di lavoro, delle aziende malate, pubbliche e private, quotate in borsa, a capitale misto. Più grave è l’atteggiamento di chi asseconda questo sistema alienante, questa globalizzazione iniqua noncurante della qualità del lavoro che cambia, che demansiona, che impone al lavoratore di ruotare senza criterio, di improvvisare nuove funzioni senza alcuna specializzazione e formazione. E’ colpevole di indurre, costringere il lavoratore a non avere una posizione, né fisica, tanto meno all’interno di un gruppo e comparto lavorativo, pertanto di non essere né percepirsi minimamente indispensabile e parte di un processo più ampio e strutturato.  Molta colpa ce l’hanno quei management e prime linee che assecondano ogni nuovo processo pur di raggiungere obiettivi individuali e mostrarsi coerenti con un cambiamento deficiente, che deficia di umanità e senso del contesto, che guarda solo agli utili ed ai personali premi di produzione. Si può sempre dire di “no”, questo fa la differenza, tra le persone, nel lavoro e fuori le del lavoro. Chi non si espone evidentemente non è stato, ancora, divorato da quello stesso sistema di globalizzazione selvaggia, quel ingranaggio inesorabile, che in tempi diversi, se non ostacolato mangerà anche loro. Quando saranno prossimi alla sostituzione e annientamento della posizione, allora scopriranno l’umanità e la necessità di occuparsi adeguatamente del proprio personale. Come l’uno per cento privilegiato della popolazione mondiale dovrà pagare tutti gli inesorabili conti di inciviltà reiterata e perpetrata. Sono argomenti scomodi e ci si indigna tanto, formalmente, per non realizzare niente. Ci vogliono risposte, soluzioni concrete, atteggiamenti che differiscono dalla maggioranza acritica o timorata, supina per sopravvivere ancora un poco. E al filantropismo dei grandi magnati non crede più nessuno da tempo, infatti crescono le cause,  i procedimenti contro  loro, le accuse, le multe milionarie per atteggiamenti e comportamenti scorretti.

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