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Chissà cosa si prova a nuotare con i robot. Mentre faccio apnea rischiando, mi dicono, una sincope, soprattutto a fine allenamento, rifletto sugli automatismi tecnologici. Nel lavoro, nelle relazioni, nel linguaggio. Nell’inglese incluso a tutti i costi, nell’idioma perduto, il nostro, che si approssima a un dialetto sgangherato e berciato da tutti.  Nel lavoro, non più caratterizzato da un pensiero critico, ma fatto di sola sintesi. In velocità. Tra slide e power point, excel e animazioni, si svolge la nuova narrazione lavorativa. Tra una bracciata e l ‘altra penso che, davvero, il tempo corre, che stiamo invecchiando pur essendo ancora giovani e che allinearsi ai tempi della modernità significa smettere di scrivere, anche le mail, di scrivere a mano non ne parliamo proprio. L’allineamento, coatto o indotto, ci rende incapaci di cogliere le differenze, di sapere compiere un ragionamento critico, un sillogismo. Ci si accontenta di monosillabi, singulti e immagini che sostituiscono le parole.  Di qui a poco, bofonchieremo e il linguaggio, quello basico, sarà appannaggio di pochi superstiti e cultori della lingua. I radical qualcosa, i professoroni o professorini o, semplicemente, tribù di nostalgici e anacronistici. Saremo sostituiti nelle funzioni, nei processi, e il lavoro non si capisce bene chi dovrà svolgerlo e come. Nelle esperienze personali, gli automatismi e le performanti rivoluzioni tecnologiche mi hanno circondato di persone speso incapaci, utili solo a smanettare sulla tastiera ma che si perdono dovendo sostenere un’arguta conversazione in pubblico, che ripetono concetti e mutuano parole per averle sentite e, dunque, strappate in giro senza comprenderne appieno il senso. Il posto dove inserirle. La nuova frontiera della modernità, dal linguaggio al lavoro, applicata come un leone da tastiera dispensa odio verso ogni obiettivo fa paura e immiserisce il nostro futuro. Natalia Aspesi in un editoriale, oggi, parla dell’importanza della conoscenza del latino, perché fondamentale per il ragionamento, per la sequenza del linguaggio e sua costruzione, di conseguenza del ragionamento che ci sta dietro. Certo non dobbiamo studiare tutti il latino e ricordare le versioni di greco sulle quali abbiamo perso qualche diottria, neanche però aggiraci ovunque con il computer in mano al posto del blocco note, o foglio per gli appunti.  È importante scrivere, farlo a mano, e non sempre pigiando dei tasti. Avete mai provato a scrivere delle lettere o messaggi a mano? Da quanto tempo non lo fate? Dopo anni di computer e tasti, le nostre calligrafie stentano a palesarsi. Questo spaventa, perché come ogni arto non utilizzato e stimolato si atrofizza, vale anche per la scrittura e il ragionamento. La tecnologia va sfruttata e applicata laddove serve, dove migliora la nostra qualità della vita, non come sistema generalizzato, a prescindere, per viverla.  Mentre ragiono di questo una branchia metallica mi sfiora il fianco e allora, mi dico, manca poco. “Di certo, non è una Sardina”. Se la tecnologia sostituisce la vita non può certo raccontarla e Marquez si indignerebbe. Resistere, opporsi saggiamente e sagacemente, fa la differenza e serve a tutto. Anche a preservare i molti posti di lavoro, in un Paese che ha diverse crisi aperte, cantieri drammatici e sospesi, trattative continue, lavoratori trattati solo come numeri e percentuali da limare.  

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