In tempo di guerra

In attesa che il Coronavirus completi il suo passaggio, asserragliati e chiusi in casa, un pensiero a tutte le squadre impegnate nei lavori che garantiscono i servizi a rete, non differibili, che con il proprio stare fuori ci consentono beni e servizi essenziali. Un pensiero ai medici e al personale sanitario, impegnato in prima fila, ai tristi numeri dei continui decessi. Sono infatti 36 i medici morti, seimila i contagiati, mentre l’Aifa esorta a non mollare e ci prospetta altre due/tre settimane per uscire dalla crisi. Stiamo a casa per rispetto e tutela di noi stessi ma, soprattutto, degli altri. I numeri sono numeri e possono essere interpretati in molteplici, sempre parziali, modi. Se è vero che abbiamo quattro giorni consecutivi nei quali c’è stata una lieve flessione del contagio, non possiamo mai controllare il numero degli asintomatici, di coloro che si ammalano con una debole influenza senza sapere mai se affetti o meno da Coronavid 19. Accedere al tampone è praticamente impossibile se non si presentano sintomatologie gravi. Per questo motivo, dobbiamo stare a casa. E poi il pensiero va alle morti silenziose e isolate, a casa, fuori, sul lavoro, negli ospedali, alle persone anziane e ai giovanissimi deceduti, anche senza alcuna patologia preesistente al contagio, alle famiglie che non hanno potuto salutarle, né raccogliersi anche per poco e commemorarle. Poi all’economia, ai coronabond che dovrebbero decidersi e vedere uniti i Paesi europei, ad un’ora e un dopo difficili da interpretare e immaginare. La certezza è che il “dopo” non sarà più come il “prima”, e che auspichiamo di sopravvivere migliori. Alla decima bracciata ti fermi a pensare e ti attraversano spesso i peggiori pensieri. Siamo in tempo di guerra, mettiamocelo in testa. Senza pessimismo, ma con la più decisa consapevolezza, viviamoci concentrati ogni momento. Le nostre giornate sono scandite dallo smart working, dalle famiglie, dalle ferie costrette e dalla cassa integrazione, laddove è possibile, dalla disoccupazione o sospensione per tutte le altre attività commerciali  o private.  Andrà tutto bene, ripetiamocelo come un mantra, liberi da psicosi, ma consapevoli della guerra che stiamo vivendo. Per questo non sono ammissibili distrazioni o leggerezze, né i molteplici tentativi di eludere le certificazioni negli spostamenti solo necessari. Il numero complessivo dei guariti,  9.362, supera quello dei decessi, 7.503, per un totale di 57. 521  positivi – dati aggiornati al 25 marzo –  ma mai rappresentativi di una realtà che fatichiamo a decifrare e conoscere.  In attesa di altri tamponi, di vaccini, di serate e giornate che si alternano uguali, dove spazio e tempo sembrano essersi fermati, nonostante si continui a vivere aggrappati alla Rete, alle video chiamate, agli appuntamenti on line declinati nelle diverse piattaforme, e al diavolo per una volta gli algoritmi. Continuiamo a vederci e viverci solo in  Rete. Andrà tutto bene, mi ripeto come un mantra,  anche se siamo #intempodiguerra

David Giacanelli