Colibrì

Alla tredicesima bracciata subentra la stanchezza. Cominci a pensare alle prime cose che farai una volta terminata la quarantena. Andrò ad Ostia, mi immergerò in acqua, e librerò bracciate, mi agiterò come un colibrì con le sue ali, la stessa intensità, ma in acqua. Agiterò tutto con tale foga da sembrare fermo. Poi mangerò, bulimico, per apprezzare sapori dimenticati.  Parlerò con le persone, i muri, gli animali, oggetti animati e inanimati. Riscoprirò il corpo e il suo peso, la sua aderenza all’asfalto, alle persone, il tatto. Il peso e la sua leggerezza.  Stringerò tante di quelle mani e abbraccerò amici e parenti. Coprirò ogni spazio e vuoto, riempirò tutto anche di sciocchezza e amenità. Produrrò clangore, costruirò crocchi e crocicchi ad ogni traversa, capannelli di vociare e discussioni sgangherate, allegre. Rivivrò e mi sentirò. Mi percepirò nella interezza.  Guardare come fosse la prima volta e come avessi aspettato una vita intera d’incrociare gli altri sguardi. Sarò lì, pronto. Predestinato alla socializzazione.  L’astinenza e la distanza costrette da una calamità, per non compromettere la propria e l’altrui salute, sono prioritarie e allo stesso tempo ci demoliscono per ricostruirci. Non si finisce mai d’imparare dalle nostre reazioni, ma tutto deve avere un suo tempo circoscritto. Ogni sacrificio ha un suo tempo, una previsione, altrimenti si smette di credere, di avere una prospettiva, una visione e ci si sente sudditi di un’emergenza di cui nessuno conosce, fino in fondo, il carattere e la regia.  Sappiamo che d’infezione si muore, certo. Sopravviverle è prioritario.  Andrà tutto bene e torneremo a vivere il nostro fuori, smetteremo di guardarci dentro e di dilatare il pensiero nelle notti insonni. Lo faremo, sì. Poi poco per volta dovremo affrontare il tema dell’economia, del lavoro, della ricostruzione. Sarà importante farlo assieme, rincuorandoci e spingendoci a vicenda. Anche se tanta distanza sociale ci sorprenderà titubanti e poco propensi ad abbandonarci incondizionatamente. Saranno sentimenti contrastanti e il nostro umore, probabilmente, cambierà.  Si contraddirà fintantoché non metteremo qualche punto e potremo sentirci un poco più sicuri. Navigheremo in una dicotomia di percezioni e sentimenti. Se tutto questo contrasto lo vivremo, sarà un bene, significherà che siamo sopravvissuti al Corona virus e che possiamo raccontarlo. Se ci lasceremo indietro qualcuno, resteremo segnati per sempre, e tornare alla piena vita sarà un pensiero indifferente, impensabile. Elaboreremo e ci prenderemo tutto il tempo di cui abbiamo bisogno.

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