Sanitari

Il dato tra i dati, nella incertezza più totale e il bombardamento inevitabile di informazioni è che ad oggi si registrano 69 decessi tra i medici dai tempi del contagio del Coronavid in Italia e che, allo stato attuale, poco più di 10.000, circa il 10 % dei contagiati nel nostro Paese, è costituito da personale sanitario. Questo virus miete vittime, si porta via con sé chi per giuramento, missione, vocazione, desiderio di aiutare il prossimo, volontario, non può astenersi dal soccorrere l’altro. Camici bianchi e tutto il personale sanitario. Questi non scelgono, non si astengono, non obiettano per salvare l’esistenza. In un Paese provato e piegato, dove tutti sono stremati e reclusi allo stesso modo, oggi penso fissamente a loro. Più volte menzionati, che indefessamente, senza più notte e senza più giorno, vivono reclusi, scampando o contagiandosi, in un gerundio continuo che sfiora la morte, con i volti storpiati e provati dalle mascherine, con gli occhi stressati e liquidi. Ne sono stai assunti di parecchi, neolaureati, giovani, tirocinanti, e molti richiamati tra quelli in pensione. Nel mio piccolo lo so cosa significa non avere un genitore che passa gran parte del tempo a casa ma in ospedale, che fa le guardie, che viene svegliato a ogni ora, nella notte, per soccorrere o verificare un’emergenza. Lo so cosa si prova a non vederlo per parecchio tempo, mentre da volontario in Libia o in Palestina mi racconta di file chilometriche fuori degli ospedali. Ognuno aspetta il suo turno, con la speranza in mano.  Le ho viste le immagini in bianco e nero, quelle successive a colori, di corpi mozzati e straziati dalla guerra e dalle armi, dalle malattie. E mi sono sempre chiesto quanto fosse possibile, pur avendolo scelto per missione e studio, convivere con queste realtà, se mutassero in sentimento. Cosa si prova a salutare per l’ultima volta un paziente che non ce l’ha fatta, a tornare in corsia trovando un letto vuoto?  Oggi non riesco che a pensare a loro. E il mio pensiero non aggiungerà né sottrarrà niente al loro penare e rischio. Quattordicesima bracciata.

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