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Oggi è stato un giorno decisamente positivo.  Sono riuscito a cogliere qualche raggio di sole, a fare funzionare qualche collegamento tecnologico in più, ho letto favole per distrarmi da romanzi, mattoni accatastati che attendono di esser letti. Ma tra una lettura e l’altra c’è necessità di pausa e leggerezza, di esplorazione felice. La fiaba sospende e, nella sospensione, se a lieto fine o comunque leggera ci restituisce un sano stordimento che allontana dal ritorno alla consapevolezza di prigionia. Strano l’effetto singolare e, comunque, individuale della quarantena. Oggi con il gruppo dei pesci del nuoto, siamo una triade più che un gruppo, con breve  video chiamata constatavo come se per due la quarantena fosse ormai così pesante e nel suo spessore ci spingesse verso il basso in una gora,  avvitandoci in un mulinello dove manca il respiro e, a tratti, la ragione, per il terzo invece questa sospensione è riposo, pulizia mentale e non solo dal lavoro, ma possibilità di pensarsi diverso. Ascoltavo e percepivo la sicurezza e sincerità nelle sue parole, il senso di ritrovata pacificazione. Un po’ per tutti noi, che siamo a raccontarla e possiamo ancora farlo, è anche un momento positivo e di rinascita, solo non vedo l’ora di riuscire ed entrare compulsivamente ovunque. Ho voglia di spaziare, uscire dai negozi, parlare con la gente, salutarla a distanza, anche restare immobile per strada o potere al contrario camminare, consumare le suole.  Siamo tutti sotto lo stesso cielo, ma con caratteristiche e reazioni differenti, anche nell’oggettività della guerra, nella pandemia, ognuno di noi reagisce differentemente. Così, se per Seneca siamo “foglie dello stesso albero, onde dello stesso mare e fiori dello stesso giardino” e “tianxia” in cinese significa appunto “sotto lo stesso cielo”, le testimonianze si impavesano di piccole continue attività che condurrebbero dalla mattina alla notte in un attimo. Le giornate scorrerebbero veloci e si avrebbe meno tempo di prima. Siamo così differentemente accomunati dallo stesso destino, che possiamo affrontarlo nel solo modo che conosciamo, sia che procediamo lenti o che acceleriamo. La dimensione interiore ed esteriore del tempo è sempre differente, la pandemia ha acuito questo. La differenza, per non dire contrasto, tra il mondo interiore e comunque geolocalizzato nel poco spazio di casa e quello dettato dai morti, dai contagi, dalle terapie intensive, le cronache drammatiche, le decisioni politiche comunicate in modo serio ma disordinato si acuisce sempre più.  L’idea che potrebbe capitare a ciascuno di noi, che poteremmo farcela o morire come è stato per migliaia di anziani nel silenzio, senza funerale, sena commemorazione, senza potere salutare i nostri cari è una paura profonda che ci ha attraversati tutti. Perché a spaventare, oltre la morte, c’è la solitudine con la quale questa avviene. Credo che la parola chiave, il sentimento diffuso, opprimente e feroce che contraddistingue tra alti e bassi l’alternarsi delle nostre giornate è proprio la solitudine. Che ci rende anonimi gli uni agli altri e annichilisce, in un attimo, le storie delle migliaia, milioni di persone uccise dal Covid. Numeri che scorrono nelle fosse comuni, nelle bare allineate. Lo scontro, ai tempi della pandemia, sembra surreale e comunque così lontano da perdere qualsiasi effetto. Eppure ci sono fazioni politiche, un’opposizione incallita che non perde tempo per individuare le crepe dove infilarsi per sferrare attacchi, recriminazioni, lanciare lo stigma. Errori ce ne saranno sempre tanti, ma siamo in guerra. Per questo, senza retorica, si richiama ovunque l’unità e la responsabilità nazionali, almeno fintantoché non ne saremo usciti. Dopo, certo, potranno trarsi le somme e allora sarà anche opportuno capire cosa poteva essere affrontato differentemente, se lo si poteva fare. Ma acuire lo scontro nel pieno della pandemia, tra le persone allo sbando sociale, senza sicurezza lavorativa, di sopravvivenza, di un domani, appare troppo becero, che fosse “strumentale” sarebbe un eufemismo.  Allora meglio tornare a Rodari, le sue fiabe semplici e argute, le sue rime felici che sono apnea prima del ritorno alla realtà.

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