Oggi, dopo diversi giorni ho incrociato lo sguardo di una ragazza, come me affannata, a distanza, a correre in un ampio spazio sotto casa. Non la conosco, ho pensato per un attimo che fosse un’amica, ma considerato il posto e i decreti in vigore, sarebbe stato impossibile.  Ci siamo salutati come ci conoscessimo da tanto, troppo tempo. Con la stessa complicità di due amici consumati. È proprio l’assenza di contatto che ti porta a vedere le ossessive e ripetitive, uniche occasioni d’incontro, come straordinaria manifestazione della vita. Mentre corro, brucio i chili messi su, e sovrappongo molti pensieri come la precarietà delle comunicazioni. Davvero ci si percepisce soli, e non solo per il fatto di esserlo, dove lo stesso avverbio e aggettivo esprimono assenza di contatti e tatti per il distanziamento sociale, prigionieri nelle nostre abitazioni, a guardare le stesse luci e le stesse ombre, attraversati dallo stesso smarrimento incrociato con la paura. È per tutto questo, certo, ma in più siamo soli in un generale sistema precario di pesi e poteri. In questa emergenza, qualsiasi strategia e motivazione sembra avere la durata di cinque minuti e la prospettiva di al massimo qualche ora se lo stato si protrae nel tempo, un tempo indefinito e indefinibile. Quello del virus, della pandemia. Ogni giorno opinioni a confronto e scontro, e anche in un momento nel quale la calamità dovrebbe vincere su tutto, produrre una reazione di unità e complicità, la consapevolezza d’essere tutti contro per debellarla o almeno circoscriverla man mano che il suo DNA si manifesta, assistiamo increduli ad una babele di linguaggi e manifestazioni, a teatrini sui social di Politici che cavalcano le paure delle persone e la rabbia, la difficoltà economia e sociale, solo per costruire consenso. Non si può abdicare alla Politica ai tempi della crisi e pesa assistere a leader che hanno cambiato posizione sulla pandemia almeno dieci volte in due mesi: hanno prima urlato alla necessità della chiusura totale per poi rivendicare la necessità di riaprire tutto, subito, per non fare morire l’economia, ‘ché altrimenti moriremo di fame prima che del contagio, per poi tornare ad un’altra posizione. Il virus è talmente subdolo e feroce che è difficile avere una posizione univoca e assumersi le responsabilità di un’unica narrazione per tutti, coerente e lucida. Solo le persone intelligenti si mettono in discussione e cambiano opinione, soprattutto difronte il non noto, ma la continua parossistica volubilità di alcuni personaggi esplicita il poco spessore culturale e la mancanza di una vera cultura politica, come attitudine a prendersi cura della Polis, della gente, della sua salute e possibilità di riappropriarsi di un’esistenza. Questi personaggi volubili, rabdomanti sgangherati, si sono distinti a livello nazionale ed internazionale cercando un nemico, un obiettivo sul quale convergere la propria incapacità di comprensione e azione. Cercano il nemico, la Nazione che per prima avrebbe sbagliato liberando intenzionalmente il virus, creato ad arte in laboratorio come arma di cui avvalersi o, ancor più sottile e pervicace, liberando un virus che scaturirebbe dalla ricerca per individuare vaccini per debellare altri flagelli mondiali.  Come sempre, quando è difficile assumersi responsabilità e avvalersi di competenze che non si possono legittimamente avere, lo status di ogni Politico, si preferisce spostare il problema sugli altri, trovare un colpevole, distrarre l’attenzione dalle proprie incapacità e assenza di responsabilità. Un meccanismo vecchio che è editato di continuo sempre da chi fa del populismo e qualunquismo il proprio vangelo, arrivando a recitarlo in televisione.  Cambia la guerra, ma non l’approccio alla stessa di una fetta della politica italiana. Tutto questo accanimento contro la Cina, le sue abitudini culinarie, il trattamento e sconvolgimento della biodiversità, la bugia sugli esperimenti, la segretezza, nascondono molta ignoranza e l’impossibilità di una onestà. Un giorno, finito tutto, si tireranno le somme anche delle argomentazioni e illazioni più assurde. E, vere o sbagliate, più delle bugie e degli attacchi in sé pesano e peseranno le invettive, erratiche, e la facilità che è prepotenza di additare qualcuno.

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