Di questo anomalo e unico 25 Aprile ricorderò il flashmob dalle finestre, accorati Bella ciao e una verticalità di saluti, gesti, voglia di comunicarsi. Commozioni varie dettate, ancor più, da una ritualità interrotta dal virus.  Riti e codici famigliari spezzati, anche se solo temporaneamente. I davanzali impavesati di tricolori, i bambini che scalpitano e che pur non comprendendo appieno il senso della celebrazione della Resistenza e della Liberazione, intuiscono che è un momento importante, di raccoglimento collettivo di una generazione adulta. Racconteranno loro il senso di quanto hanno cantato. La natura, selvaggia, riprende il sopravvento e gabbiani enormi si appollaiano sui tetti di macchine arrugginite e sbiadite al sole. Le stagioni e le temperature fanno il proprio corso, tutto scorre nella sua dimensione più naturale, che l’insediamento e l’intervento umani, scriteriati da anni, come la necessità di antropizzare ogni minimo spazio hanno del tutto alterato. Ritornano specie estinte, le dimensioni sembrano sì il prodotto di una mutazione genetica. Come se un’altra città, dopo anni, potesse tornare a vivere, disvelasse il proprio segreto, mentre quella cui siamo abituati si fosse mimetizzata e congelata nella dovuta paura e cautela.  Sopravvivono i corridori e i cittadini che portano a spasso i cani, che si riconoscono dalle creature e non certo dalle facce, troppe, come gli improbabili nomi, più di quelli affibbiati ai propri amici a quattro zampe.  E allora passeggiando, correndo appena appena per non atrofizzare gli ultimi muscoli, ti rendi conto di quanto assieme all’isolamento emergano anche questi linguaggi chiusi, propri solo di chi condivide un animale domestico. Constati quanto, per qualcuno, possa essere fondamentale attardarsi a parlare delle abitudini dell’una piuttosto che dell’altra bestiola. Li guardi, incredulo, perché per quanto possa amare gli animali, non immagini si possa perdere tanto tempo e attenzione dietro i loro comportamenti. Come si cercassero ulteriori codici per comunicare invece di sforzarsi e utilizzare quelli sempre noti. Tutto diventa relativo e circoscritto come lo spazio nel quale si è costretti a vivere. Mi sbaglierò, ma tanta cattività dopo un poco trasforma ed esaspera, come ogni condizione, imposta e non scelta, porta a sragionare. Un motivo in più, tra libere scelte e diritti da godere, per ricordare e celebrare la Liberazione che fu e, auspico, quella che vivremo nuovamente pur con tutte le cautele del caso.

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