Già, forse per il Covid, per l’emergenza, l’austerità, i conflitti economici e la povertà crescente aumentano i casi di femminicidi ed efferatezze consumate dentro le mura domestiche. Anche fuori, in realtà, ma di queste si è parlato più a lungo. Sono donne, figli indesiderati, partner malati, sono incapacità di accettare chi liberamente vive il proprio orientamento sessuale. Idiozie solo a parlarne, eppure in quest’Italia che esce dalla pandemia, lo auspichiamo, che combatte e reagisce in tutti i modi, le cronache continuano a portarle alla ribalta. Come d’improvviso, anni di battaglie e diritti, discorsi, approfondimenti, leggi, il nastro si riavvolgesse senza senso e si avvitasse in un mulinello diritto al Medioevo. E solo con l’azione giuridica, ancora una volta facendoli valere questi diritti, imponendo sanzioni, intervenendo prima di tardi, si possono forse arginare gli episodi che inzeppano le cronache di mostruosità umane. E, ancora, si percepisce la sensazione che difronte una pandemia tutto sia relativo e che esiste, comunque, una preoccupazione più grande e legittima, quella del lavoro e della sopravvivenza. Certo. Ma legata alla precarietà della vita non ha mai smesso di pulsare la violenza di genere, l’omertà difronte efferatezze domestiche, gli omicidi ed i suicidi, i pestaggi da parte di branchi e bulli. Tutto questo è inaccettabile, e invece di indebolire non fa che accendere e rendere più forti i propositi di chi vuole combattere e distruggere le derive razziste e xenofobe. E lo viviamo ogni giorno nella vicina America, dove si avvicendano notizie folli di persone invasate che irrompono in luoghi pubblici commettendo carneficine in risposta ai movimenti che rivendicano l’importanza ed uguaglianza dei neri, “Black Lives matter”. Insomma, aumentano i pestaggi ma le cronache degli abusi nascosti, taciuti per anni e mesi causati dalla Polizia vengono denunciati, riemergono con maggiore determinazione. È una marea forte e proporzionata tanto quanto la deriva razzista. La tecnologia, inoltre, ci viene in aiuto. Possiamo testimoniare, ciascuno fare la propria parte, riprendere conversazioni e filmare efferatezze, comportamenti sbagliati, possiamo denunciare continuamente. E lo faremo. È un giusto profluvio e straripare di denunce nuove e circostanziate, verso atti di violenza, di razzismo. Ci siamo riscoperti popoli razzisti, compulsivi, incapaci di riflettere e fermarci per accettare la realtà, niente più che la società reale, quella diversa dall’ologramma dei suprematisti bianchi, del prima la propria Nazione e poi le altre, il nostro Popolo e poi gli altri, della Famiglia composta di un uomo e una donna. Questo è, davvero, pleistocene. Il bisogno di costruire delle categorie, delle supremazie, delle gerarchie dove collocarsi in cima ci rimanda all’ossessivo quanto malato desiderio di distinguersi e considerarsi migliori, di qualcun’altro. Nessuno sopravanza diritti, semmai c’è che chi ne deficita, ingiustamente. E allora bisogna porvi rimedio, legiferare, sanzionare, creare un trasparente sistema di condanna per chi viola continuamente i diritti degli altri. Il razzismo è tra noi e la pandemia, il disagio sociale ed economico lo ha fomentato, non lo ha lenito. La rete di solidarietà ed aiuto reciproci nidifica laddove è sempre esistita. Ragione per la quale, da mesi, ci siamo resi consapevoli che il Covid 19 non ci ha resi né migliori né peggiori, ha migliorato chi era già “migliore” e peggiorato chi non lo era mai stato. Ha solo radicalizzato le nostre posizioni. La natura più triste di questo tragico spettacolo, reale, è offerta e corroborata da certa Politica che continua a cavalcare quest’odio e razzismo, lo fa implicitamente proprio, stendardo per le elezioni, più o meno prossime. Ce lo diciamo da anni, un meccanismo noto, una narrazione politica aberrante. Tuttavia, in forme e conflitti differenti, si ripete. Come mai ci caschiamo. Davvero non possiamo permetterlo e permettercelo. Anche nella comunicazione, non bisogna perdere occasione per scarnificare le parole, scavare oltre ogni superficie per descrivere il danno e l’orrore per quel che sono, il razzismo per quel che è, l’incapacità, i limiti, il non sapere dialogare e confrontarsi, non accettare di comprendere, di assumersi verità scomode, riconoscersi. Come nel romanzo di Ocean Vuong, edito da La Nave di Teseo, “Brevemente risplendiamo sulla terra”, scarnificare le parole e la propria vita serve per tirare fuori quel che siamo e possiamo essere, senza vergogna e con determinazione. Non rendersene conto è da fessi e ci condurrà ad un futuro peggiore del presente. Basta con la violenza, fuori e dentro le mura.

David Giacanelli