Questo ci rimane dopo tre mesi. La gente è arrabbiata, i giovani soprattutto. Una marea inconcepibile di persone tagliate fuori da presente e futuro, povere in economia e prospettiva, in sogni e bisogni. Non so come sia possibile superare uno stato del genere. Ma la rabbia sociale sopravvive al Covid e tutte le pandemie che dovessero arrivare. Auguriamoci nessuna più. Riguarda più i giovani, ma anche i meno giovani. Le Istituzioni con questa rabbia non hanno fatto i conti: l’hanno immaginata, ma non contata. Ora ce l’hanno difronte e devono contenerla con risposte e soluzioni. Quelle che mancano. Prima di subito. Non ci sono forse precedenti storici, ma quel che ci resta è la totale precarietà e impossibilità di progettare il futuro, nel breve e lungo termine. E allora dove riporla la creatività, l’immaginazione, la cultura a favore degli altri, di tutti? La condivisione già esiste: c’è qualcosa che oggi non si condivide? I buoni propositi, aiuti economici, possibilità laddove si hanno, le parole, la vicinanza coerentemente con il metro di distanza. Nonostante ciascuno di noi metta molto del proprio, sembra ancora non bastare. Perché non si può arginare con il buon proposito o una mente allargata e inclusiva. Per queste calamità e difficoltà ci vuole lo Stato. Aggiungo democratico, con interventi ragionati: tanti e mirati, specifici, senza indugi e con la capacità di realizzarli, non perdendosi nelle domande, in ritardi e burocrazie note. Noi ci proviamo a immaginarcelo differente questo presente, a costruirlo anche differente. Con iniziative, tante parole, film, passeggiate infinite, terrazze utilizzate, sport fai da te a costo zero, chiacchiere distanziate e condivisione di storie e umori. Sostenendoci reciprocamente nella misura possibile. Lo facciamo riappropriandoci di una qualche forma di normalità. Anche negli orari, nelle pause, nei naturali segmenti di una giornata. Eppure, di rabbia ce n’è: la si percepisce, sente, vede. La si legge nei fatti di cronaca: come la pandemia fosse un detonatore, un acceleratore di atti compulsivi, di disperazione ed efferatezze. Anche nelle parole di chi deliberatamente ti urla addosso la propria agitazione. Di chi urla al complotto, rielabora addirittura i dati scientifici sulla pandemia alludendo ad altre, mille verità, meno inquietanti, per le quali come sempre saremmo pecorelle smarrite nelle trame di poteri forti, della Politica che mostrerebbe sempre e solo il suo lato più opportunistico. Adesso, pure nella disperazione e scollamento generali, come si fa a perdere tempo ed energia per cercare di confutare le scempiaggini di chi è contro a prescindere? Di chi nega l’evidenza e il racconto di medici ed epidemiologi che trascorrono la propria esistenza cercando di combattere un virus? Non si può, davvero, pensare che sia tutto pilotato e asservito al peggiore dei Sistemi. Io scelgo di continuare a fidarmi solo della Scienza, di quel che sa e può dimostrare e, soprattutto, di quel che ammette di non sapere e non mi dice. Mi sembra, già, una buona base di partenza. Questa continua acredine e rabbia sociale se è inevitabile per tutti coloro che si sono trovati fuori dall’economia e dal lavoro, dalla decenza di un’esistenza, non è certo giustificabile in chi ci ricama sopra identità, biglietti da visita, slogan facili, facciate per presentarsi in disquisizioni deliranti. Per gli urlatori di acredine viviamo, da sempre, in una realtà distopica travestita da democrazia. Le considerazioni dalle quali ripartire, sciorinando i dati Istat aggiornati, ripassandoli a mente, è che un ceto medio non esiste più, come non esiste la democrazia liberale, come le “terze vie” non sono ammissibili, né strambi accostamenti sociali ed economici per accontentare tutti. Probabilmente dovremo tornare a scelte radicali, ad un posizionamento netto che non lasci dubbi all’interpretazione anche di chi ci governerà. E dividersi non serve a niente, nella fragilità e nell’impoverimento generale che tutti toccano in modi e porzioni differenti, ma toccano. Qualunque dovesse essere la tempistica e la modalità per uscirne, dividersi e contrapporsi non servirà a niente.

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