Questa estate si pedala, si corre, si rincorre la stabilità, se sarà mai possibile. Anche in bicicletta. Quando mi fermo difronte il negozio e la signora attempata, con il caschetto giallo e gli occhi azzurri mi osserva scrupolosa, capisco che vuole parlare. Più che vendere e offrire una merce, necessita di confronto. Mi chiede di Roma, dei centri storici. Le città. Mi dice che anche qui si lavora tanto, ma solo d’estate. Era così prima del Covid e lo è a maggior ragione ora. Non c’è tempo per pensare, per indugiare troppo. Per sofismi, né malinconie. “Questa è una bellissima città, ma d’inverno, già dall’autunno si svuota. Poi con il Covid non possiamo proprio permetterci di rallentare, ancora”. E sgrana un sorriso. Mentre mi parla penso a quanto è cambiato tutto, i riferimenti, gli stati d’animo permanenti e il timore di dirsi le cose, confidarsi la precarietà. Intanto, delle gigantografie sparse e smarrite, pari solo alla longevità di questa gente, campeggiano nei punti nevralgici del centro storico. La mostra itinerante di Daniela Zedda, l’estate del 2017. Che non trova il tempo per smarrirsi, perché chi pedala fa rumore e discontinuità, e quanta strada nei sandali dei centenari. Tanta, troppa. Poche sovrastrutture e, comunque, portate con dignità e orgoglio. Torniamo a pedalare, che tanto siamo tutti figli dello stesso ingranaggio e, ora, della stessa pedalata. Di passaggio, tra disagi e agi. E imporsi una normalità, anche laddove non esiste o fatica a manifestarsi, è compito fondamentale. Il nostro esercizio quotidiano. Spostarsi, viaggiare in prossimità, laddove possibile, parlarsi, condividersi le storie contribuisce alla unica realtà certa, quella conosciuta fin qui. Alla parvenza, sana, di una quotidianità rimasta, che si declina di ventiquattro ore in ventiquattro. Domani sarà già un nuovo scenario, forse, e lo rincorreremo pedalando come la signora che non si dispera, al contrario, mantiene lo sguardo altero e fisso, sgrana sorrisi luminosi come i coralli rossi adagiati sulla facciata, la superficie di alcuni monumenti. Alla prossima tappa. 25 Stilelibero. David Giacanelli