Nella nave dei sogni ci si illude di trovare il proprio amore, la propria storia, una struttura affettiva, magari cominciando dal semplice avvicinamento. Il superamento di cliché, e la possibilità di essere sé stessi fuori da qualsiasi regime politico. Per una volta liberi, senza paure e timori, senza essere stigmatizzati. A prescindere dal sesso, dalle attrazioni che si sviluppano, gli orientamenti naturali, le esperienze che si cumulano e che non ci portano al “genere” e disquisizioni inutili, quello che affatica è la ricerca di una stabilità, dell’accettazione di quel che si è, senza dovere più faticare, mascherare, alterarsi. Senza alcun camuffamento, psicologico e fisico. Il vero nemico dei nostri tempi è l’invecchiamento, l’incapacità di accettarsi e vedersi diversi senza ostacolare il naturale processo del tempo che si dipana e dispiega, stendendo i nostri anni, l’esperienza felice e l’infelice. Perché opporsi alla natura? E soprattutto perché troppe poche voci che non si indignano. In qualsiasi mondo, la paura della vecchiaia e di non potersi preservare gradevoli per sempre incide sui rapporti umani, le relazioni sentimentali, perfino sul lavoro. Giovane e giovanilismo sembrano gli orientamenti prioritari. L’esperienza e un corpo maturo perdono terreno e punti, tutto questo è un pessimo ribaltamento di come il mondo reale dovrebbe invece andare. È purtroppo vero che tingersi i capelli, rifarsi il viso, asciugarsi le rughe sono semplici operazioni di routine, ormai anche tra persone delle Istituzioni, della Comunicazione, della Cultura. Questo mi trasmette un forte senso di imbarazzo e tristezza, mi comunica povertà e assenza di valori e forze interiori per bilanciare qualsiasi fastidio, legittimo, estetico. A nessuno piace invecchiare e deteriorare, vedersi cambiare negli anni, afflosciare i muscoli, incanutire, perdere o diradare i capelli, riempirsi di rughe dell’espressione e del sorriso, ingobbirsi e ricoprirsi l’epidermide di antiche efelidi. Trasversalmente, in ogni mondo e strato sociale della popolazione, si teme l’invecchiamento e ci si affanna nella ricerca e pratica comportamentale di una giovinezza eterna. Il risultato è ovviamente naif, imbarazzante, asincrono, goffo. Sono comparse di una commedia scialba e infelice. E a forza di ringiovanire, contrastando ogni principio naturale, gli strenui difensori della parvenza continuano a relazionarsi con un mondo di giovani, a pretendere di misurarsi e interagire con loro, essere apprezzati e farne parte senza più forza, freschezza mentale, trascinandosi una disparità enorme, esperienziale. Come nelle relazioni sentimentali. Non si può reggere tutto sull’eterna e precaria attrazione sessuale. Tutto va scemando, trasformandosi in un sentimento più strutturato e profondo, cerebrale. Questo è altro, migliore amore, ma per molti la fine della possibilità di un rapporto. È davvero triste la rincorsa all’elisir di lunga vita, che non esiste, e che non consente a molti uomini di maturare e relazionarsi costruendo legami stabili con coetanei. E perché? Perché i coetanei non piacciono e devono trovare e vivere giovani e giovanilismo, abbeverarsi in quell’ardore epidermico e ormonale che restituisca l’oro, anche per pochi attimi, l’illusione di tempi ormai andati. Il passaggio è questo. Non so come può essere vinto, distrutta e debellata la debolezza, ma fintantoché non si riuscirà ad essere attratti da persone per il carattere, per la sola sintonia psicologica, per la curiosità e le affinità, tutto sarà improntato e modellato prevalentemente sulla sfera della sessualità. Il tempo inesorabile scorrerà e ogni intervento chirurgico, ogni allenamento fisico, ogni artificio e malia non potranno durare in eterno. Un giorno si risveglieranno soli, uomini e donne, con tutta probabilità abbastanza depressi, chiedendosi ancora una volta perché loro, pur desiderando una relazione stabile e completa, non sono riusciti a concretizzarla. Perché hanno cercato la causa del proprio insuccesso fuori di loro, quando dovevano continuare a combattersi dentro. Enormi e reiterate banalità che sopravvivono nei nostri tempi, si acutizzano, peggiorano, rendono le persone più fragili e sole. Come fosse impossibile arrendersi alla natura e all’evidenza, essere accettati per quel che si è. E invece, a riuscirci, renderebbe liberi da sovrastrutture e manie, pensieri inutili, agonie insensate e superficiali. Ma non mi stupisco del rigurgito del giovanilismo che va di pari passo con lo stigmatizzare le minoranze per gli orientamenti sessuali, religiosi, politici, culturali. Ogni minoranza e diversità sono sovente oggetto di discriminazione, derisione, ce se ne allontana con sdegno e scherno. Ai tempi di oggi, ai tempi del Covid, dove l’urgenza più grande dovrebbe costituire l’opportunità per rimettere in discussione ogni nostro riferimento e ragionamento sbagliato, va in scena il pregiudizio che può incancrenirsi in una incapacità totale di comprensione e confronto. Il ritorno al preconcetto come discrimine si propaga, più o meno silente, come l’ardire di restare sempre giovani, lontani dall’età e dalla morte. Superficialità che, ahinoi, si fanno sostanza. 25stilelibero