Aspettando di cominciare a lavorare, dandoci dei termini di auto disciplina, altrimenti da smart il lavoro muterebbe in dipendenza definitiva e ininterrotta, perdendo ogni misura mi trattengo qualche minuto sul tavolino del solito bar. Oggi sono uscito di fretta, e per la prima volta ho dimenticato la mascherina a casa. Pertanto sono sempre rimasto all’esterno e a debita distanza da tutti. Accanto al mio tavolino ce ne erano altri due. Su di uno sedeva una signora azzimata, sulla sessantina, sull’altro due operai in pausa. La signora comincia a chiamare e per via dell’età e probabilmente per farci partecipi della sua esistenza, parla ad alta voce. Strilla e usa il viva voce come non si esprimesse da mesi, come dovesse ricominciare ad articolare, emettere parole, fare funzionare le mandibole, affidare la propria riabilitazione al cellulare. Penso che saranno convenevoli, con un’amica che vive in Sardegna, saluti cordiali e più o meno superficiali. Niente di troppo personale. Invece la conversazione si infittisce e spalma su diversi argomenti. La signora si lamenta perché è sola, non ha più nessuno, se non un figlio grande e un nipote. Il marito non ce l’ha, perché l’ha lasciata per risposarsi con un’altra alla quale fa le corna, così dice esplicitamente all’amica. Ribadisce che avrebbe bisogno di compagnia. Le sue poche amiche partono per l’estate o sono sposate, che vuol dire che non dispongono del proprio tempo in modo illimitato e pulito. I rispettivi mariti le controllerebbero a distanza. Alla signora che si confida con l’amica, piacerebbe che quest’ultima vivesse a Roma invece che a Tortolì, in Sardegna. Piacerebbe averla ogni giorno, di persona, poterci parlare e passeggiare. Per le strade di Roma. L’amica la ringrazia e le dice che le ha fatto una vera dichiarazione d’amore, e che lei l’apprezza. Perché alla loro età, trovarsi anche a distanza ma potersi parlare da donne libere, senza inibizioni e condizionamenti, è raro. Il matrimonio ingabbia in una naturale dipendenza di presenze che sottraggono tempo e attenzioni. Le due amiche si vogliono un gran bene, perlopiù a distanza, e mentre la signora sarda comincerà la propria vacanza dall’altra parte dell’isola, con famiglia e amici annessi, la signora romana resterà sola. Sola, nella sua città dove ogni giorno la va a trovare una donna che l’aiuta a casa, a fare ordine e riempire i vuoti e le fa la scrittura. L’ascolta, le predice il futuro, la rassicura, colma quella solitudine. Impressiona sentirla parlare, per l’ingenuità mista al vigore con il quale parla all’amica, dall’altro capo del Tirreno. Le ha detto che la sua vita sentimentale non si è conclusa lì, che incontrerà un uomo maturo con il quale invecchiare e del quale si innamorerà. La signora tutto fare della quale ha mantenuta la scrittura, poco leggibile, dove c’è scarabocchiato il suo futuro è sospesa tra la magia e la certezza di una presenza. Sotto l’influenza ipnotica di chissà quale spirito che ha guidato la mano incerta ma poderosa, la maga ogni giorno consuma il rito, si fa curatrice. La signora al telefono, a tre metri di distanza da me, non si vergogna affatto di urlare ad alta voce quanto la riguarda e la sua solitudine è così profonda che spera qualcuno possa coglierla e provare ad immaginare come ci si possa sentire. 25stilelibero