La signora era piena di occhiaie e il viso attraversato di episodi. Ne avrebbe potuti raccontare a bizzeffe. Eppure quel che mi stupiva e riempiva di serenità era proprio l’averla conosciuta giovane, nell’acme del suo splendore, averne potuto vedere la trasformazione nel tempo, appena accennata all’inizio e dirompente negli ultimi anni. Gli occhi erano sempre belli, le parlavano prima delle labbra e della elaborazione del pensiero. Il caschetto perfetto, bianco, le incorniciava un viso pieno di vita. Ma com’è un viso pieno di vita quando tutto ti sembra immobile, un anancastico rimestare prima di agire? La signora sembrava sovvertire e avere avuto il potere, parziale, di opporsi alla natura, ad un presente più tranquillo e ordinario. Aveva osato, era stata umiliata, schernita, ma aveva raccolto molti successi personali, aveva costruito un’agiatezza per sé ed i suoi famigliari, non indifferente. Ora continuava a controllare figli e nipoti e le generazioni della sua famiglia roteavano attorno a lei, che sempre aveva posto e risolto i problemi, dispensato consigli, di più, era stata persuasiva su ogni decisione importante. Qual è il segreto di restare sensibili ma allo stesso tempo decisionisti, di osare e cambiare la routine della propria esistenza pur essendone travolti, anche dall’eco più lontano? Cosa e chi ci dà la forza e la nitidezza per capire che è tempo di cambiare e impone un’accelerazione verso un’altra direzione, antitetica a quella sempre perseguita? In alcune persone funziona. Non necessitano di troppo tempo per pensare ed elaborare il cambiamento continuo e la crosta che li distanzia da ogni possibile sconfitta, delusione e incomprensione, fino ancora la noia, è così spessa da fargli catalizzare sempre nuova energia e stimolo alla nuova sopravvivenza. Mi piacerebbe sapere invecchiare così, accettare tutto e viverlo soprattutto di impeto, senza indugi e sovrastrutture, senza rimorsi e timori di fare male o del male incautamente. Mi agito per restare spesso immobile, che è una certezza di questi tempi, così liquidi. Però crescendo e specchiandomi in quegli occhi verdi, ospitati sotto la falda larga di un canapa bianco, all’ombra di una giornata assolata, mi rendo conto che bisogna sapersi vincere, spezzare la naturale conservazione di sé, delle proprie abitudini e consolidate attitudini. Voltare pagina per voltare mondo ed esistenza, cercare nuovi linguaggi, persone con le quali relazionarsi. È necessario farlo quando è necessario raccogliere, È un anno di cambiamento. La signora lo sa e mi racconta quali sono le sue ultime preoccupazioni. Vorrei poterle somigliare nel coraggio e determinazione di mozzicare gli obiettivi, andarsi a prendere ciò che le spetta. Ma dopo una stasi apparente, il dilatarsi dello stesso orizzonte, rimugino sulle mie asperità, sui nodi noti, e agisco. È raro, ma quando accade, sempre risolutivo. Ecco come mi avvio al termine di questa incredibile, assurda estate. Con la pretesa di chiedere e andarmi a prendere, almeno, ciò che mi spetta. La signora Rosa lo fa da una vita senza chiederselo. 25stilelibero