Che Natale sarà? Questo il tema della giornata, rincorrendo le indiscrezioni e le agenzie stampa. Speriamo il migliore dei Natali. Anche se in un solo momento risplendiamo sulla terra e, speriamo, di vivercelo al meglio. Dopo, è subito lockdown. Capisco tutte le ansie e le delusioni. La segregazione protratta, continua, a destabilizzare, ma giunti a questo punto della Storia non potrà che essere Natale in sicurezza, fatto delle chiusure degli esercizi commerciali ad una certa ora, dei coprifuoco confermati, dei limiti massimi a radunarsi tra parenti e conviventi in casa. Come potrebbe essere diversamente? Ma, soprattutto, chi ha potuto pensare che sarebbe stato un Natale diverso, magari vacanziero, dove partire e spostarsi come niente fosse accaduto. Per chi credente non credo la differenza la faccia un panettone in più, un pandoro in meno, la cena ristretta e in solitudine, la necessità di non assembrarsi, anche in chiesa. Si può pregare e comunicare in solitudine. Ci si raccoglie da soli. Per chi laico, a maggiore ragione, ogni festeggiamento potrà essere procrastinato a un futuro prossimo, migliore, nel quale auspichiamo di essere progressivamente vaccinati tutti. Abbiamo fatto tanto, che Natale potrà essere? Solo un Natale in sicurezza. Mi preoccupano i bambini e gli adolescenti, che prima con la scuola e poi con l’assenza di socialità, si ritroveranno in una festività mozzata, azzoppata come i loro sogni, le suggestioni, la pesantezza di questa prigionia sociale che non produce esperienza, perché manca di confronto e interazione con i coetanei. Sono anni che dovranno avere la pazienza e determinazione di volere recuperare. Continuerà ad essere in parte difficile per bar e ristoranti, che continueranno a chiudere alle 18 e, dopo, solo asporto. Non sarà più difficile per i negozi che resteranno aperti, con tutta probabilità, anche fino alle 21 di sera. Sarà dura per gli spostamenti, perché per l’intero periodo vacanziero resterà in vita il lockdown alle 22. E, nonostante il colore cangiante delle Regioni, secondo i 21 parametri che ne determinano pericolosità e contagi del Cts, ci si potrà spostare da una Regione gialla all’altra solo per fare ritorno al proprio Comune di residenza. Per gli altri, più o meno adulti, sarà continuare ad osservare le regole. Che differenza potrà fare? Sarà il Natale che ricorderemo tutti, perché minante rispetto alle libertà e all’espressione completa e radicale degli affetti. Detto questo, auguriamoci di farcela, di riempirci di buone notizie nell’oceano di sensazionalismo e allarmismo che, se ci informa, condiziona parecchio. Sarà difficile, ma non abbiamo scelte. Negare ancora, e pensare di fare finta di niente è da idioti, nel caso ne fosse rimasto ancora qualcuno da convincere. Qualcuno è resiliente nella idiozia, alla lettera. Sarà chiamarsi, videochiamarsi, raccontarsi la vita al computer, scriversi in ogni forma possibile. Sarà tenersi occupati e tenere occupata la vita più fragile degli altri, tra volontariati, azioni sociali mirate alla distrazione e possibilità di regalare attimi di leggerezza e spensieratezza. Soprattutto agli anziani, che sono diventati anarchici impazienti, cui raccontarsi e raccontare, cui restituire e rinverdire la forza e il peso delle parole, che occupano spazio e tempo. Questo 2020 sarà un Natale di privazioni, che ricorderemo tutti. Di distanza, reale, e concettuale quanto psicologica e ideologica rispetto al mondo istituzionale che, per quanto serio e abnegato in sacrifici per sostenere la pandemia, non può certo dare risposte immediate. Non può alleviare le morti, colmare i vuoti sentimentali prodotti in ogni famiglia, non può lenire e cancellare le disoccupazioni enormi prodotte, così i livelli di povertà documentati. Ce lo raccontano la Caritas, i Rapporti Demos e Libera, i dati aggiornati dell’Istat. Per quanto ci si affanna a trovare soluzioni, al momento ognuno si sta solo con se stesso, con la propria famiglia, galleggiando nel migliore dei casi, piegandosi all’indigenza e povertà in quello più comune. E forse le cig, le misure sociali per interrompere parzialmente le tassazioni, i redditi creati ad hoc ed emergenziali già non bastano più. Perché a mancare è una vera visione che superi l’oggi e la Politica, nel suo interno continuo dibattere, spesso divisivo, da un’immagine di sé seria, ma lontana dalle bollette scadute, dagli affitti da pagare, le bocche da sfamare, dalla dad in costrizione sempre alienante, dai pensieri di un adolescente che non ne può più, di un adulto che si ritrova disoccupato o vessato da una tecnologia che gli confonde la notte con il giorno, da un anziano che provocatoriamente esce di casa quando non te l’aspetti perché non ne può più. Con diversi gradi di difficoltà ed emergenza, si staglia difronte a noi una società che ci comprende nella dilagante precarietà ed ansia, compresa ma non risolta. E questo crea altra distanza, l’effetto del ripiegamento sulle proprie uniche forze, sulle proprie idee, negli incontri provvidenziali, nella disperazione laddove possibile di reinventarsi continuamente. Non è facile e la pandemia rappresenta, di per sé, una nuova guerra. Sarà un Natale fai da te.

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