Nel nuovo anno mi porto, indelebile, una scritta trovata nel rione Monti: “Il più grande romanticismo? Sopravvivere”.

Così la carrozzina legata ad una guglia della cancellata del parco, sospesa in aria e non legata, semplicemente sollevata.

Tanti simboli, laconici, ruvidi e silenziosi a testimoniare un anno che ha pesato troppo. Mi e auguro tanto a tutti noi: chi ce l’ha fatta, chi sopravvive, chi tira avanti, chi ancora sogna o si cimenta in qualcosa che gli somiglia.

Un altro anno di cautela e attenzione, ma un anno in cui la Scienza è pronta a tenderci la mano, e si fa scala per farci uscire dal tunnel infinito dove tutti, nessuno escluso, si è smarrito.

Il labirinto dove le Istituzioni hanno dato i numeri che si fanno lontani, dove come sempre l’intoppo burocratico e la lungaggine non tardano a palesarsi, così la destinazione degli aiuti dei fondi e le diatribe inopportune.

Una comunicazione, quella di quest’anno, molto sgangherata, spesso inopportuna, che sfugge di mano quando, proprio, non dovrebbe.

 Che infonde ansia e tranquillità a comando, secondo la disinvoltura di alcune Istituzioni, e la lontananza con i cittadini, tutti, è ormai siderale. E non per il distanziamento sociale, ma nella sostanza, nella diversità delle condizioni nelle quali continuiamo a vivere.  

Nel prossimo anno porto gli amori che restano, i porti sicuri, i rifugi mentre aspetto il vaccino e tanta voglia di costruire.

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