Già, questa volta, in prossimità del nuovo lockdown e con il passaggio di altre terribili vicissitudini della vita, ti accorgi quanto il vicinato e l’amicizia di prossimità facciano la differenza. Non tutti hanno la fortuna di avere pochi buoni vicini, l’estensione naturale della famiglia di origine, con tutte le normali differenze. Non tutti hanno la possibilità di vedere lievitare e crescere d’intensità le relazioni sociali, di constatare la realizzazione di nuove geometrie sentimentali. Ci vogliono le guerre, gli attacchi dei virus, le paure dei contagli, le restrizioni territoriali e la momentanea sospensione di alcuni diritti, per comprendere quanto un amico vicino, di pianerottolo e quartiere, possa fare la differenza. Una naturale conseguenza dell’area geografica cui siamo costretti, dell’astinenza dalle pulsioni vitali, della lontananza di quel che eravamo e potevamo esercitare. A salvarci sono anche la consapevolezza di realtà speciali, lo stato d’animo che riaffiora di non sentirsi mai, davvero, soli. E non è scontato. Capitare in un condominio giusto, in una scala giusta, in un territorio geografico inclusivo e accogliente, intelligente, ai tempi della pandemia fa la differenza. Con tanta stanchezza ma, al contempo, desiderio di continuare a sognare e produrre, di architettare lo strano progetto che è questa vita. Abitare all’Esquilino mi ha confermato che non tutti i luoghi geografici e le relazioni che crescono, spontanee, sono uguali. C’è sempre la persona malmostosa di turno, il giovane e il vecchio ormai inariditi, che contano le occasioni per additare e accusare il condominio, che si compiacciono di creare scompiglio, che sono ostativi per pesare la propria presenza, perché non avrebbero altre occasioni per emergere e percepirsi. Poveretti, in quanta inutile fatica si prodigano, ma questi basta non assecondarli e, alla fine, come in ogni democrazia sono destinati a zittirsi. Invece è la solidarietà verticale dei piani, che sale su fino alle terrazze per riscendere giù, nei giardini condominiali che si arricchiscono di nuove piante, amica del vaccino che verrà e dell’immunità di gregge, a renderci partigiani. È nell’affetto di prossimità che, ai tempi della guerra, si misura e riconosce la vita reale.

David Giacanelli