Le persone che voglio vedere, quelle di cui faccio a meno, quelle con le quali vale la pena attardarsi e quelle troppo complicate che, anche ne valesse la pena, sono talmente irrisolte e lente negli ingranaggi della mente che mi è passato il desiderio. Non le vedo più, per il momento.

Ora che torniamo in uno stato di semilibertà anche i confronti sono più diretti, le stesse liti: soggetto, verbo, complemento oggetto.

Sintesi necessaria, meno logorrea e, comunque, la consapevolezza del tempo perduto.

Un anno e mezzo della vita ci è stato sottratto, a ciascuno di noi. Ad alcuni anche parenti, amici, famigliari dunque il computo è un anno e mezzo più danni morali, psicologici, fisici, sentimentali.  Nodi e inceppi da aggiustare.  E questo basta per fare economia, a imparare a tirare fuori anche gli istinti e gli atteggiamenti che non avremmo pensato di avere, di riuscire a oggettivare.

Non è poco: sul lavoro, nei rapporti umani, nelle conoscenze, negli amori. Dovrebbe essere sempre così? Forse, per i più fortunati e capaci, per i più sanamente impermeabili, agili a comunicare subito in modo diretto ed esplicito. Per loro è così.  Per gli altri, un esercizio continuo, ondivago, che s’incaglia in infrastrutture e diaframmi. Poi ci sono i pregiudizi.

Un anno e mezzo, una vera battaglia mondiale l’ha scatenata il Covid, restituendoci qualche possibilità lessicale. Chiarezza, sintesi, consapevolezza da mettere in pratica ogni giorno. Anche combattere gli stereotipi o ammettere, semplicemente, di averne. Perfino essere tanto presi dalla cura e dalla malattia, che se gli altri lo capiscono bene, diversamente resta un loro problema.

Un enorme e drammatico momento verità cui è stato impossibile sottrarsi, che oggi ci restituisce qualcosa.  Aldilà delle figure retoriche dei bicchieri mezzo pieni e mezzo vuoti, abbiamo una enorme possibilità: liberarci di troppa zavorra.

Ammettere di essere stati anche incapaci e, quando capaci, di avere visto per la prima volta piccoli e grandi fantasmi dileguarsi, svaporare, così la morte e il dolore vicini a lambire le vite e i sogni.

 Ci ha aiutati il confronto con chi non abbiamo mai messo in discussione ma, ora, non smettiamo di osservare e all’abbisogna biasimare. Va bene tutto. Ridestarsi dal torpore obbligato, farlo subito.

Non esistono gerarchie e sciocchi sensi del pudore: esiste il rispetto e la civiltà, una minima educazione. Dopo, tutto è lecito, nella consapevolezza e conoscenza.

Solo l’ignoranza non ci scusa e rende sempre colpevoli e fallaci. Pertanto, armiamoci di sano coraggio e accorciamo un po’ i tempi, viviamoli intensamente come fossero ancor più circoscritti. 

A bilanciare chi, per un poco, portò l’orrore nel Paese.    

David Giacanelli