Non so se è l’effetto della compressione del Covid, perciò la domanda ha alterato e superato l’offerta dopo tanto immobilismo, eppure questa estate volendosi spostare, in Italia o all’interno dell’Unione Europea, i prezzi sono lievitati a dismisura. Senza precedenti. La ristorazione si è trovata forse impreparata a questa esplosione di evasione e libertà, successiva alla doppia vaccinazione. E’ stato tutto un caotico e incerto rincorrersi, fino all’ultimo, tra domanda e offerta. La premessa è che per spostarsi bisogna essersi vaccinati, muniti del green pass completo e tutto il corollario delle misure di sicurezza. Mi trovo nelle Cicladi, dove sempre mi piace tornare, per la famigliarità che mi accoglie, le suggestioni rinnovate e i ricordi che srotolano come i ciottoli piatti nelle onde delle loro spiagge. Quel suono ritmato e distensivo, ipnotico, come il desiderio di tornare. Anche per questo torno con piacere in Grecia, nonostante le orde di turisti e quella composta confusione, un ossimoro che ha rappresentato bene i viaggi della mia generazione. Ho messo in conto tutto. Riflettevo, ancora una volta, che molti di noi sono vittime e viaggiano un po’ con quel desiderio di esotismo, alla ricerca dell’isola o posto non del tutto esplorati, contaminati, assimilati. Esiste un posto al mondo, potendosi permettere condizioni economiche, temporali e sanitarie ammissibili, dove recarsi senza trovare l’impronta umana? Non più. E se esistono, questa impronta è stata bandita dalle popolazioni autoctone. Tutto è diversamente globalizzato, a più e differenti livelli, pertanto è inutile tornare come un mantra a descrivere quale isola visitare piuttosto di un’altra. Il toto autenticità. E’ tutto giustamente contaminato e mentre i viaggiatori che sono comunque turisti pensano a come meglio sospendersi, i ristoratori e la gente del posto designato devono vivere, sopravvivere, e specie nelle isole il primo fattore redditizio è sempre stato quello del turismo. Pertanto, certo, meglio fare una cernita dei propri desideri e gusti, dopodiché sono felice di visitare luoghi che sono un giusto compromesso di modernità, presenza straniera, una porzione di autenticità. Trovo puerile, perfino snob, pretendere di fare la propria selezione dei posti vacanzieri in base ad una opinabile presenza di simboli, linguaggi, comodità che ci somigliano o rassomigliano alla quotidianità che ci circonda. Molti di noi, in altri tempi, senza pandemie, con ristrettezze e semplicità hanno avuto il privilegio di viaggiare quando non era ancora così abusato di capitare in luoghi dove la globalizzazione non prevaricasse la dimensione locale. Proprio oggi, dopo essermi arrampicato su una china diretta a un vecchio monastero al cui lato sorge una necropoli micenea, mi sono imbattuto in una coppia: lui ateniese che si è sposato con Marisa di Milano, trasferitasi ad Atene per amore. Correvano gli anni ‘90 e si sono conosciuti, attraverso un amico comune, sempre italiano, in un viaggio in quella che ancora oggi considero la mia Ciclade preferita. Da allora, vivono ad Atene e lui mi assicura che non ne esistono più di isole incontaminate. Tutti e tutto è arrivato ovunque. Me lo dice scandendo il concetto tra il critico e il melanconico, sciorina tutte quelle che ritiene essere state devastate dalle mondanità, dai locali, dalle discoteche, dalle orde di stranieri litigiosi che per futili motivi finiscono spesso nelle cronache nere. Già, lo credo. Tuttavia ci ritroviamo nello stesso luogo e a visitare lo stesso posto, pertanto scegliere un compromesso che in qualche modo ci aggrada e somiglia è difficile ma non impossibile. Questa, d’altronde, non sarà mai un’estate paragonabile alle altre, per i motivi di cui sopra. E noi non siamo più gli stessi turisti e viaggiatori di una volta. Ci piacciono altre condizioni e non siamo più disposti a tollerare tutto. Il tempo è più complesso e ci abbraccia nella sua complessità. Il desiderio di riappropriarci di un segmento di distensione, di ragionata sospensione, di parentesi nella quale addormentarci, anche lui è cambiato. Ognuno di noi si ricarica in modo differente a quello che ha sempre conosciuto, ma immaginare che altre vite sono sempre possibili, anche se circoscritte nel tempo per perdersi e ritrovarsi, semplicemente sospendere ogni giudizio e controllo continui, laddove ha potuto è prevalso. Anche in questa piccola isola continuo a nuotare e, ogni bracciata, è una piccola storia. 25stilelibero