A me pare che ancora oggi non si abbia il coraggio di prendere le distanze dai movimenti estremisti che inneggiano a pagine tristi della nostra Storia. Che ci si dissoci senza azioni tangibili, senza spiegare bene la propria odierna distanza con una falcata avanti e una indietro. Si ammicca, da un lato, a un certo elettorato violento che cerca lo scontro e cavalca un generale smarrimento dettato dalla pandemia e post pandemia, dall’altro non si può fare a meno di indagare, denunciare l’efferatezza ingiustificata. Non c’è coraggio nel distanziarsi definitivamente da quegli ismi scomodi e fuori contesto storico. Ce n’è troppo, invece, nel mischiare le disperazioni dei tanti che si riversano nelle piazze per differenti motivi e istanze. Accomunati dallo smarrimento generale, dall’essere superstiti di un’epoca che non avremmo mai voluto vivere. Due anni terribili nei quali ogni rapporto sociale e dialettica sono risultati troppo difficili. Costruire. Come scrive oggi Recalcati, c’è bisogno di andare avanti e costruire. Ripartire con la consapevolezza di quanto vissuto. I temi restano sempre gli stessi: l’occupazione, il lavoro, servizi minimi garantiti per tutti i cittadini, un domani sostenibile senza recrudescenze, pregiudizi, ma con più diritti e generale inclusione. Un domani fatto di visione. Per questo intristisce, è un eufemismo, vedere alcuni leader e forze politiche tentennare. Stigmatizzare l’occupazione di Istituzioni, Sindacati, Ospedali ma non troppo; procedere con degli irricevibili distinguo su violenze inconcepibili, circoscrivendo il tutto a qualche persona estremista, già allontanata. Insomma, ci vogliono chiarezza e coraggio. E il mischiare continuamente tutte le istanze e urgenze, finendo con colpevolizzare il Ministero degli Interni per non essere stato in grado di contenere gli scontri annunciati mi sembra solo il triste sintomo di una radice che non si vuole analizzare ed estirpare. Costituzione e democrazia non si mettono in discussione: né gli articoli si manomettono e interpretano, come le parole, arbitrariamente. Le persone cominciano a comprenderlo, anche chi ha molto da protestare e in modo legittimo, ma non ci sta a vedersi associato a movimenti e partiti politici che nulla hanno a che fare con la volontà, democratica, di costruire e ricostruirsi un domani. Una scelta, uno strumento lo si ha sempre, ciascuno nel suo piccolo, un diritto dovere da esercitare: andare a votare. Per ricostruire l’oggi e costruire un domani.

David Giacanelli