Volutamente, dopo giorni di allontanamento dalla rete, se non per fruirne documenti interessanti e selezionati, mi riaffaccio come il nuotatore in corsia.

È tutto di gran lungo peggiorato, come l’astio e i sentimenti che crepano il nostro Paese. Al centro di ogni attenzione, anche indotta ma dal buon senso e dalle morti ricorrenti, sempre la Pandemia.

Mi viene solo da considerare, per chi biasima il Paese a prescindere, tacciandolo di attendismo, che tutto c’è stato nella Politica di contrasto al Covid tranne che l’attendismo.

Si è comunicato sempre tanto, troppo, spesso non informazioni concordanti ma, con il tempo, è sempre possibile tracciare una linea. Quella del buon senso, dei numeri, dei pareri scientifici più autorevoli. E in base alle somme personali è anche possibile comportarsi di conseguenza. La comunicazione resta, in rete, non sempre ma in gran parte sguaiato compiacimento di se stessi.

 Non si scrive per evidenziare un sentimento, una suggestione, per comunicare un contenuto o per fornire numeri, dati forieri di spessore e veridicità, piuttosto solo sgangherati giudizi.

Si continuano a postare giudizi personali sul tal o talaltro tema. La comunicazione resta un’agorà compiaciuta, dove si aspetta che la propria posizione venga corroborata e puntellata dai like degli altri.

Il meccanismo, ormai, lo conosciamo bene. Mi piacerebbe leggere sempre meno giudizi, sempre meno affermazioni di sé, ma notizie, contenuti, informazioni non egoriferite e che siano anche accompagnate, possibilmente, da fonti che ne legittimano l’esistenza e provenienza. Non è chiedere molto, almeno a noi stessi, e cominciare a farlo su ogni singolo post o rilascio di comunicazione.

Sarebbe già molto. Significherebbe alzare, di poco, l’asticella che è precipitata in basso, oltre nel vuoto senza alcun ritorno. È un esercizio molto difficile in un momento storico critico, trasversalmente, per chiunque. Una operazione doverosa per riacquistare il possesso di una comunicazione che sia degna di chiamarsi così.

Se cominciassimo ad osservare con attenzione tutto quanto percepiamo come irrefrenabile istinto e bisogno di pubblicare, forse cominceremmo, ciascuno nel proprio piccolo quotidiano, a migliorare ogni dialogo.

Siamo sì un Paese crepato dalle divisioni, alimentate anche da minoranze recalcitranti e sovente ignoranti, strumentalizzate da forze politiche che non lo dicono esplicitamente ma che ritrovano in questo elettorato un proprio bacino, e abbiamo poche armi spuntate per frenare questa realtà irreversibile.
Possiamo però contenerla, costringerla ad ulteriori riflessioni e ragionamenti.

Insomma, un po’ di qualità, anche minima, ciascuno di noi la può immettere nella rete. Può seminare piccole idee ragionate, riflessioni che non siano arringhe personali. Per il resto non avremmo voluto nuotare faticosamente tra pregiudizi, persone che manifestano appropriandosi di slogan e feticci storici di un passato pericoloso, che ha scritto mostruose pagine di razzismo, di repressione, di negazione dei principi cardine della nostra democrazia. Dobbiamo fare attenzione ed esserci più consapevolmente, non per noi stessi che è evidente, ma per avere un’interlocuzione equilibrata e possibilmente pacifica.

Certi ismi si annientano da soli, e le cronache quotidiane di manifestanti ci restituiscono ansie e problemi sociali, di altra natura, strumentalmente convogliati nella direzione del vaccino.

Il resto è democrazia dei numeri, dei pareri scientifici, è garantire la sicurezza a chi si è vaccinato e non rendere vano tutto quanto realizzato fin qui. Ci si può confrontare sempre, prevarrà comunque lo sforzo e la scelta collettiva che deve essere tutelata e che comprende nel nostro Paese una percentuale che supera, di netto, l’80% della popolazione.

Buona nuotata a tutti!   

25stilelibero