“La figlia unica” di Abraham Yehoshua ci riporta ad una narrazione semplice e sincera, di un mondo affettato della borghesia italiana, dove la tradizione ebraica svolge un ruolo di protezione e distinzione. Il tema della contaminazione, per l’avvocato Luzzatto, resta centrale. Almeno rispetto alla propria figlia unica, Rachele, che è sempre figlia e sempre unica. Lo è nelle scelte, nelle relazioni sociali e, pertanto, viene custodita e preservata. Anche contro la  sua decisione e consapevolezza. A Rachele viene impedito di partecipare alla recita scolastica del Natale, dove avrebbe dovuto personificare la Madonna.
Anche le sue amiche laiche, comunque di altre fedi, vi prendono parte. Lei non capisce la differenza nell’educazione integrale applicata alla conoscenza e pratica della propria religione e la liberalità con la quale le è, invece, concesso di viversi tutti gli altri ambiti esistenziali. Confrontandosi con il mondo reale comincia, pertanto, il suo contraddittorio verbale e sentimentale con il padre. Si sente naturalmente costretta in percorsi culturali dettati da un istinto di conservazione. E proprio in questo Natale, relazionandosi con maestre, storie di vita di compagni, una nonna materna separata e tanto ingombrante quanto ricca, la ragazza capisce quanto l’appartenenza ad una storia religiosa sia un fatto importante ma non indispensabile per evolvere e decidere di determinarsi. Dal confronto serrato con una sua insegnante delle scuole medie che le fa leggere il libro Cuore, così come con la storia di un compagno di classe, Enrico, così con le umanità variegate dove il dolore si è già manifestato attraverso la perdita di genitori e l’insorgere della malattia, scaturisce una nuova consapevolezza. La necessità di staccarsi dalle proprie origini e cordoni ombelicali, per evolvere come figlia che vuol farsi compagna e amica di un padre che si scopre malato. Non solo figlia, pertanto, e soprattutto non unica. Una donna consapevole della propria storia, con tanto desiderio di sbagliare e riscoprirsi, di costruire con il padre un nuovo rapporto di fratellanza, spostando la gerarchia del legame da un asse verticale a quello orizzontale. Il rapporto con la fede e con suo padre sono destinati a plasmarsi alla forma più autentica di un mondo multietnico, dove coesistono realtà sociali, culturali e religiose. Il tema della fede e dell’attaccamento all’ebraismo come esigenza di definizione, ulteriore e continua, della propria identità storica e sociale ritorna in questo nuovo romanzo, che lo scrittore ha ambientato in Italia. Yehoshua sembra quasi volerlo affrontare nuovamente per liberarsene un poco, prendere delle sane e, forse, definitive distanze. Come a volere formalizzare una sua soluzione e maturità ulteriori. Edito Einaudi, il romanzo è scorrevole, pieno di riti e costumi famigliari, abitudini destinati tutti a schiuderci ad un mondo più laico, dove tutto può pacificamente convivere e coesistere.

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