Informare sì, ossessionare no. La comunicazione ai tempi della guerra e della pandemia che promette, ovviamente, la nuova variante, è ossessiva e pericolosa. Quel che possiamo fare è procedere con nuovi strumenti, metabolizzando tutto il lutto, il dolore e lo stress che abbiamo raccolto. Continuare a sopravvivere nel migliore dei modi, che non significa fare finita di niente, ma neanche rimestare e ruminare di continuo sulle cifre, i numeri, i bombardamenti esplosi. Esaurito il collegamento televisivo, con tutto il rispetto per gli ultimi due anni vissuti e quel che sta accadendo in Ucraina, cosa ci rimane? Un urlo, sempre, dentro. O, peggio, molta rabbia da elaborare ancora. Augurandoci che tutto sia di breve durata, cominciamo a sganciarci dalle informazioni in più. Liberiamoci, almeno, di ciò che solo aggiunge ansia e non serve a corroborare i contenuti che ogni giorno condividiamo. Ognuno di noi conosce il proprio, sano, limite all’informazione.

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