Potrebbe essere il tempo di reinventarsi. Cercare di capire, investire e volersi bene. Spesso il tempo, vibratile e insufficiente, torna utile proprio nei momenti di crisi, dove si ridisegnano architetture e funzioni, malgrado le volontà. E la gravità dei momenti storici, tra guerre e pandemie, ci induce a vivere meglio tutto quello che facciamo. Ad esistere con maggiore consapevolezza e distanza. Pur nel dolore. Allora riusciamo a ritagliare attimi, segmenti per capire che dobbiamo centrarci, metterci a fuoco, indugiare sui nostri caratteri, desideri, chi siamo. Dopo averci lavorato, possiamo guardare altrove, farci fagocitare dalle nozioni, dai colpi continui mediatici, dalle atrocità che sono già accanto a noi. Se non siamo prima centrati, rischiamo di assumere solo gravità senza capirne il senso. Ammesso che esista un senso, nelle pandemie come nelle guerre, ascoltarsi consente di sottrarsi agli aspetti più deleteri delle relazioni e ai rapporti difficili, quanto liquidi.

25stilelibero