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Già, quello che manca è equilibrio. E l’immagine del nostro Paese in bilico non è mai stata così azzeccata come in questo momento storico. In bilico politico, ideologico, in bilico tra strumentalizzazioni, istinti primordiali, sentimenti che accelerano in iracondia e assenza del contesto, della percezione completa e anche solo parziale della realtà. Siamo vulnerabili da ogni lato: per la pandemia, per la Politica divisa e divisiva, per l’opacità delle case farmaceutiche denunciate per i loro ritardi nella consegna dei vaccini. Ognuno fa il proprio gioco ma, ancora una volta, è evidente che nessuno sa di che entità e quanto grave è lo stato nel quale ci troviamo da oltre un anno. Ne conosciamo i numeri, ogni giorno, che ci ristagnano in una prolungata precarietà e dolore. Le varianti sudafricana, brasiliana e inglese del Covid hanno poi inferto un ulteriore colpo ad una scialuppa in bilico, sulla cresta di un’onda portata da un maremoto. L’immunologo Fauci asserisce che il vaccino Moderna, quello americano, è capace anche per la variante sudafricana e inglese. Della brasiliana, sbarcata in Italia con un primo caso a Varese oggi, non c’è invece alcuna certezza. I fondi arriveranno, non sappiamo con certezza se dirottati bene, se le richieste sono state indirizzate, meticolose e precise, laddove Confindustria e Sindacati hanno sempre auspicato. Per la creazione di nuovi posti di lavoro, di attività produttive ma, allo stesso tempo, il salvataggio delle troppe disoccupazioni, ad incentivare e protrarre la cig e bloccare ogni possibilità di licenziamento durante la pandemia. Una visione che manca, quanto l’equilibrio. Lo dice Confindustria oggi, dell’incongruità delle risorse richieste e loro destinazione. Si torna a parlare di facile assistenzialismo, di interventi massicci ma confusi e privi di regia, appunto. E le forze politiche non aiutano. Mentre si dimenano nell’arte della res pubblica, in poltrone e geometrie cangianti per arrivare alla conta che tutti soddisfi, che garantisca la sopravvivenza del Governo, che comunque auspichiamo, la gente impoverisce muore. Non sono luoghi comuni, è realtà che ogni lettore è stanco di leggere e considerare, come in guerra ci si abitua a galleggiare e sopravvivere. Tornare al voto, in questo momento così delicato, avrebbe dell’inverosimile. Indugerebbe nell’immagine di una Politica ancor più distante dalla realtà. È tempo di una coalizione, qualunque e allargata, che ci conduca almeno ad una parziale uscita dal tunnel nel quale rimestiamo e affoghiamo. E con noi i nostri cari, le famiglie, gli amici, gli amici degli amici e i parenti che hanno perso la propria vita. Non è tempo per misurarsi in campagne elettorali, ma per sperare che una ripresa, prima o poi, arrivi. E se non basta la buona educazione, l’onestà, l’essere brave persone senza una cultura politica corroborata da esperienza e tempo di cui pure si avverte enormemente l’assenza, ogni alternativa all’esistente produrrebbe solo altro odio e divisione. Rallenterebbe, ulteriormente, l’accesso e la gestione dei fondi europei. Un Paese funambolo, sempre in bilico.

David Giacanelli

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L’atavica analisi nella quale incorriamo ogni qual volta una crisi di Governo viene annunciata è su come si organizzeranno le opposizioni, chi potrà essere il vigoroso oppositore di Salvini e della Lega, chi tenterà di erodere, almeno arginarne e circoscriverne il consenso popolare? Dovesse cadere il Governo, dovesse esserne costituito uno tecnico e di scopo, si dovesse andare in breve tempo al voto, i sondaggi danno comunque in cima ad ogni altra forza politica, con almeno il 38% dei consensi, il più lusinghiero sfiora il 40%, dato sufficiente perché in un prossimo governo Salvini possa dettare l’agenda e governare da solo, la Lega.  Come reagiranno il Pd, Leu, Potere al Popolo, Verdi, Radicali, Numero Uno, Possibile e l’impossibile ancora?! Insomma tutte i rigagnoli, le sinistre alternative, più o meno radicali, come penseranno di unirsi per arginare il modello sovranista, populista, nazionalista, protezionista e proibizionista? Dev’esserci qualche “ista” che è sfuggito all’elenco. Ma la realtà è questa. Vi assistiamo da poco più di un anno. Siamo passati dalla narrazione del ventennio berlusconiano, dove nel privato tutto era lecito anche ricoprendo importanti cariche istituzionali, all’esibizionismo ipertrofico e sgarrupato, meno patinato, di pance esibite, di perizoma in spiaggia e in ogni dove, alle divise d’ordine su misura.  Cambiano le forme, ma non le sostanze. Quella idea fissa di regalare giustizia e riscatto ad ogni italiano, di unire trasversalmente il povero con il ricco, di soddisfare le città e i territori rurali. Un tempo questo faceva la Sinistra, riusciva a fare da collante privilegiando e curandosi, in primis, dei ceti meno abbienti, del proletariato. Però raccoglieva consensi nelle città e nelle campagne, la sua forza era il cammino ragionato e ininterrotto nei luoghi, tra la gente, la creazione di Circoli e luoghi di ritrovo dove confrontarsi. È passato remoto.  Speriamo torni tutto questo e, soprattutto, che la Sinistra, quella che resta, non si lasci scippare dai sovranisti temi che sono più pertinenti alla propria storia e DNA. IL tema del lavoro, per esempio, della povertà cui sopravvivere ogni giorno, la questione sociale.  Ma è davvero possibile sentirsi rassicurati da un Salvini che propone un decreto sicurezza bis, che chiude porti, sostanzia un’efferata battaglia trasversale a tutte le ong, elargisce appellativi quali “zingaraccia”, “ricca ebrea tedesca”, un altro egoriferito e straripante onnipotenza.  Ogni suo sospetto è, comunque, verso l’immigrato; l’opposizione e reticenza albergano nella possibilità di concedere e ampliare la platea dei diritti per ogni cittadino, anche italiano. Un uomo “pro life”, religioso a suo modo e all’abbisogna, che annichilirebbe le unioni civili se potesse, che probabilmente non conosce differenza tra eutanasia e suicidio assistito, che crede che disseminare il territorio di polizia, con poteri ulteriori, possa servire a ripristinare l’ordine e la disciplina, che comandare sgomberi propaghi un’immagine virale di pulizia. Più che pulizia, solo polizia. Che relega la condizione femminile a quella di una piacevole edonistica presenza, alla tradizionale perpetua e succube del pater familias. Insomma, parliamo di modelli tradizionali, ed è un eufemismo, per non dire retrogradi. A partire dalla famiglia e strenua difesa dell’unico modello accettato, quello “naturale”. La discriminazione del genere è pratica comune. Nella narrazione leghista, assecondata male e senza visione dal Movimento 5 Stelle, c’è tutto questo. In realtà il Movimento è più vicino alla Lega che non al Pd, è intimamente conservatore nell’approccio ai problemi, diviso al proprio interno, disincantato rispetto alla trasparenza e onestà che non hai mai praticato, solo predicato. Ha sbandierato al vento parole vacue e contraddittorie e ne ha pagato le conseguenze in termini di percentuali e consenso. L’elettorato lo ha compreso, e non vuole perdere tempo con chi parla di democrazia diretta, di uno vale uno, né con chi si mostra orizzontale ma ha una macchina verticistica riconducibile, al massimo, a tre persone che fanno e disfano nottetempo. È tutto molto aleatorio e affidato alla volubilità di un comico decadente, di un imprenditore che ha speso gran parte del proprio tempo nel pianificare piattaforme e sistemi, nel raccogliere consensi e molto altro ancora. Nulla che vedere con la Politica.  Accomunano Movimento e Lega questa opaca e spasmodica mania dell’utilizzo di complessi sistemi con algoritmi, che inducono l’elettore ad accostarsi al loro pensiero, facendo leva sulla propria cronistoria digitale per prevenirne informazioni e rinsaldarle a proprio piacimento. Enormi passi indietro e ogni provocazione lanciata con estrema semplicità, assente di struttura e logica politica ricopre con il suo clangore e il tonitruante urlo ogni possibilità di confronto. Questa è la narrativa di Lega e Cinque Stelle. Efficace quanto becera, tanto diretta da non sorprendere più nessuno per turpiloquio e mancanza di diaframmi, della conoscenza delle Istituzioni, impreparata quanto a contenuti e storia, come nella formazione di una classe dirigente. Non ci servono persone solo oneste e impreparate, ci occorre cultura politica. In questo la Sinistra dovrebbe fare la differenza, almeno provarci. Non dividersi ma riuscire ad unirsi e solidificarsi.  È umiliante e disumano parlare dei muri per recintare il Paese, difenderlo dallo straniero, il diverso; disumano parlare di Europa con chi si schiera con Orban e Putin, i Paesi di Visegrad, con chi si fa leggi su misura per rafforzare il controllo del proprio territorio senza attenuanti. L’obiettivo è solo questo: riuscire a raggiungere tanto potere da potere essere contraddetti il meno possibile. Certo esiste una Costituzione e un Presidente della Repubblica che, in ultimo, ha già sollevato due eccezioni sul decreto sicurezza bis. Tuttavia, sta tutto accelerando verso una forma di autoritarismo, di celebrazione e panegirico del Capo che tutto fa e disfa, che arroga a sé anche diritti non direttamente riconducibili, che pesta i piedi ad altri Ministri del Governo, che confonde e sovrappone arbitrariamente i Poteri della nostra Carta Costituzionale. Ma di questo è un anno che si parla. Il punto è molto semplice, ahinoi. I sondaggi sono questi. L’astensionismo in Italia sempre molto alto. Quasi la metà della popolazione non si reca a votare e, un elettore su due, vota Lega. Può non piacerci ma è così. L’autoritarismo e il proto fascismo fanno breccia e appaiono come rassicuranti trasversalmente alle classi sociali, alle condizioni, ai territori. Allora, però, il ragionamento politico può essere uno solo: la sinistra tutta deve compattarsi e accelerare, non dormirci la notte, e arrivare a presentare un programma tanto convincente da dimostrare le pericolose vacuità dell’avversario e un’alternativa sempre possibile. Non rincorrere Lega e Movimento nella comunicazione, ma presentare soluzioni differenti agli stessi problemi e in modo differente. Con i social certo, una comunicazione diretta ed efficace, certo, ma strutturata e credibile dal punto di vista economico e sociale. Convincere la gente.  Avvalersi di leader convincenti e carismatici e di gruppi di lavoro nuovi: per ora ci si è affidati sempre e solo alle stesse brave persone. Bisogna allargare i cerchi includendo esperienze e preparazioni differenti. Ma non sui può pensare che tutto questo avvenga spontaneamente, piuttosto prendersi la responsabilità di nominare persone, di affidare incarichi, di attribuire competenze, costruire nuove squadre di lavoro. Avvalersi di persone del mondo civile e professionisti della Politica che ancora vogliono e possono spendersi.  La scommessa, in alto a sinistra, sempre la stessa. Votare ma contro, per circoscrivere le percentuali dei sondaggi di Lega e Movimento. Tornare ad essere convincenti partendo dalla propria storia e accettare di votare anche partiti che non possono rappresentarci in toto ma possono arginare una deriva sempre più autoritaria, poco democratica, proto fascista. Sempre e solo guardando a sinistra.

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