Archivio degli articoli con tag: migranti

Lo ius soli è anacronistico. Non bastassero le immagini delle Olimpiadi di Tokyo, gli Italiani di seconda generazione che vincono. I sacrifici compiuti dalle loro famiglie. Un po’ quanto è accaduto con le Unioni Civili, con l’idea di famiglia antiquata e polverosa, con l’eutanasia legale che approverei anche domani, con l’adozione per i single e le coppie omosessuali ancora lontana, con la madre surrogata e l’eterologa senza confini ancora additate. Il tema dei diritti viene sempre dopo una manovra economica, un flagello naturale, una priorità politica, comunque altra. Il punto è che non esistono piani A e B, che i diritti non hanno un costo così rilevante, che la loro concessione non sottrae forze, tempo, risorse economiche alle concomitanti priorità nazionali. Dalle pandemie ai flussi dei migranti, agli obblighi delle vaccinazioni.

Per questo motivo, ancora una volta, è incomprensibile l’astio e l’incapacità di confrontarsi con lo “ius soli” da parte di quelle destre, che per limite personale e strumentalizzazione politica, attuano una proprietà transitiva tra lo “ius soli”, il green pass obbligatorio, i flussi dei migranti non sempre sotto controllo. Tutti argomenti, questioni basilari per il nostro Paese, che possono essere affrontati e trattati contemporaneamente: nessuno esclude l’altro. Disegnare un’architettura delle priorità implica, sempre, emergenze di serie A e serie B, un implicito preconcetto, uno stereotipo culturale, l’incapacità di leggere la propria società che è già “altra”, si è evoluta a prescindere, fregandosene di programmi politici di Partiti e propri leader.

Questo modus operandi ha caratterizzato la maggior parte dei Governi che si sono succeduti nel tempo, tranne rare eccezioni di Premier, così determinati nel perseguire il proprio obiettivo ed estensione del diritto, da farne una battaglia, inderogabile, personale. Piacciono questi coraggi. Bene Letta, bene Malagò con lo ius soli sportivo, sono tutte valide approssimazioni, tentativi più o meno dirompenti  che portano al riconoscimento di una realtà esistente, che non possiamo fare finta di non considerare. Così la determinazione nel pretendere il green pass per accedere ai locali al chiuso, nei cinema, nei musei, nei centri sportivi. Per tutelare le libertà e i diritti vecchi e, speriamo, nuovi, di tutti, dobbiamo metterli in sicurezza. E per essere tutti liberi non possiamo che avere, tutti, libertà e vincoli, diritti e doveri, oneri e onori. Basta argomentazioni superficiali e strumentali, tanto goffe e parziali da non potere essere prese sul serio. Si allo “ius soli”, coraggio e determinazione ad oltranza, che rientrano nella categoria dei diritti e doveri di uno Stato e un Governo che possano definirsi, ancora, “democratici”.

25stilelibero

Calymnos

Quest’anno, quando sono arrivato sull’isola ruvida proporzionalmente alle strade troppo asfaltate che non oppongono alcuna frizione né opposizione a pneumatici, dove la gente apparentemente burbera è invece capace di enorme umanità, ho riscoperto un’altra Grecia. Sulle prime respingente, poi rivelatrice. Un’isola dove si sono stratificate differenti migrazioni economiche, fatte dei coetanei, migranti, che tornano a casa d’estate per dare una mano ai propri genitori. Padri e madri che conservano piccole osterie e taverne sulla spiaggia, che pescano solitari per l’Egeo, che vivono a Patrasso o Atene lavorando nel terziario e quel che ne rimane. Che hanno attraversato una crisi feroce, ma ne sono sopravvissuti. Sono giovani, ormai adulti, che vivono in Australia, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna e portano i propri parenti a vedere, d’estate, quali paesaggi li hanno forgiati.  Fuori dalla Grecia e dalle isole ci vivono ormai da anni, ma ancora mantengono un forte rapporto con la propria casa e sentono l’impellenza, non solo famigliare, di trascinarci figli, mogli e mariti perché capiscano qualcosa in più.  Le loro vite sono cambiate e parlano un inglese perfetto: li riconosci che sono Greci, basta guardarne le fattezze, i profili, il piglio, il repentino cambio di linguaggio dal greco all’inglese ad un misto dei due idiomi. Fa impressione sulle prime ma, allo stesso tempo, ti restituisce quella forte percezione di autenticità, di vite vissute alla ricerca di riscatti, di lavoratori indefessi capaci di percorrere miglia e miglia per arrivare ad una prospettiva non nota, di sopravvivere alle sfide lavorative di una città rutilante come New York e ai prezzi impossibili di Sydney.  Ecco cosa ho trovato rispetto agli altri anni, alle patinate e  sempre meravigliose Cicladi: più ruvidezza e  autenticità.
E l’autentico è meno bello, esteticamente, della rappresentazione pedissequa e dell’idea icastica del concetto di bellezza, un ologramma che s’invera negli anni delle nostre adolescenze e prime vacanze elleniche.  

Qui no. Storie di migranti, di un sociale più diversificato e interessante, di un turismo differente. Il Dodecaneso è differente. Sono isole che non ti chiedono il permesso, né allettano con locali alla moda, ultime tendenze, che non ammaliano ma annichiliscono in un attimo lo stereotipo di isola godereccia, nelle geografie e nei caratteri dei suoi abitanti. Il turista che arriva qui diventa subito, suo malgrado, viaggiatore. Comprende le differenti regole e atmosfere, non pretende, può solo assecondare ritmi, tempi e consuetudini. Probabilmente le alte falesie a picco sul mare dove arrivano da più parti per arrampicarsi, prevalentemente d’inverno, così le capre disincantate che decidono di occupare la strada, i pastori arrabbiati e i molti pescatori intenti a sbrogliare le reti in un gioco di squadra tutto famigliare, i filari di arnie, le spugne e la signora bronzea che ti scruta dall’alto della sua magnifica compostezza e grazia del terzo secolo avanti Cristo  sono i primi indizi. È un’altra Grecia.

25stilelibero

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