Il populismo e l’antipolitica li si combattono con la novità, ne sono convinto, ma delle ricette e dei contenuti politici, non necessariamente dei volti. Impegnati a parare i colpi della crisi economica e psicologica, mi sembra che anche la nuova sinistra, quella sulla quale tutti puntiamo e che continuiamo a sostenere attraverso i molteplici canali e le iniziative del volontariato, stia inevitabilmente adottando un atteggiamento che, spesso, scade nella propaganda e nell’effetto solo “esteriori”. E allora che ti fa: tira fuori nuovi nomi da spendere, persone completamente avulse dalla politica come dal volontariato politico, dalla vita dei circoli, dall’iscrizione ad un partito, da una qualsiasi connessione istituzionale . Ho sempre considerato la novità esperenziale un valore aggiunto per un candidato, per una persona che si voglia affacciare alla politica per la prima volta, ma non può essere l’elemento prevalente. La mia, che a questo punto è più di una semplice percezione e sensazione condivisa, in quanto trovo riscontro in questi tristi pensieri praticamente ovunque, è che al rinnovamento “anagrafico” ed “esperenziale” dovrebbe accompagnarsi comunque e sempre l’elemento della politica reale, della conoscenza dell’ingranaggio, un vissuto politico. Qualcuno che in qualche modo, a qualsiasi livello, abbia almeno frequentato il partito, ne conosca un poco le dinamiche e la comunicazione, abbia frequentato le vecchie sezioni poi divenute circoli, abbia militato, abbia volantinato e preparato campagne elettorali. Qualcuno che, anche occupandosi d’altro, abbia trascorso la propria adolescenza ad essere volontario in nome di un’ideologia condivisa.
Per combattere la disoccupazione e il suicidio che tracima disperatamente ingrossando l’alveo del fiume, la crisi economica e psicologica, la sindrome dell’abbandono, la distanza dalle Istituzioni, il rigurgito dell’individualismo come ripiegamento sulla propria disperazione senza ricette né indicazioni d’uscita, mi auguro non ci si limiti solo a rinnovare le facce.
Anche quando sono belle, quando non ci sono motivi noti per osteggiarle o covare pregiudizi. Si respira, sempre più amplificata, l’ansia di vedere rottamati tutti indistintamente per dare il “segnale”. Ma il segnale, da solo, ha la durata di pochi minuti. Non si può rottamare anche il giusto, quel che ha funzionato sempre all’interno di una forza politica sol per far vedere che si è concretizzato il cambiamento. Tutti i contenitori nuovi vanno riempiti presto e bene. Invece una pletora di volontari, di gente che nella propria esistenza e compatibilmente al proprio altro lavoro, magari ad averne avuto, si è sempre prodigata per la Politica, si riscopre abbandonata e dimenticata. Probabilmente si potrebbe argomentare che fa parte del naturale evolvere delle cose, come invecchiare. Ma in un paese d’elefanti quand’è che ci si deve considerare vecchi?! E le regole anagrafiche non si cambiano quando si è in corsa. Fa impressione e tristezza. Più che tristezza, amarezza che s’aggiunge alla crisi economica e psicologica che viviamo nel quotidiano. Aspettiamo ancora una visione, politica.

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