Prima di inviare la mail, dopo averla letta e riletta, controllata scientificamente come si farebbe con un vetrino al microscopio, Anna si è rivolta al padre: “ Ma davvero pensate che in un gioco casuale e autentico di email possa nascere la strada che evidenzi un talento, una capacità sempre presente e nutrita, che per anni è stata lì a rinvigorirsi e nutrirsi cercando di migliorarsi compatibilmente ai propri mezzi e tempi di espressione? Davvero credete sia possibile che da un incontro, una chiacchiera non confidenziale e piuttosto ufficiosa, possa nascere l’interessamento di un uomo, schivo verso il mondo, ma folgorato dal vostro lavoro? E magari, credete anche, che proprio perché l’uomo è schivo, e vive recluso, dedicandosi e difendendo i personali affetti con unghie e denti, come farebbe un felino con i propri figli, con voi sarà differente? Per quell’alchimia che non si spiega, ma che solo può unire diversi talenti, disposizioni, sensibilità in ascolto e impacci? Che costui, in virtù di quel che ha visto e intuito leggendo i vostri lineamenti, i vostri pensieri confusi tanto da essergli sembrati più banali del normale, per avere percepito le vostre ampie e tonde parole, le espressioni che si struggevano di colmare ogni silenzio e smarrimento dettate dalla distanza siderale, vi attribuirà attenzione? No, di più, magari v’illudete per averlo sognato nottetempo, che sarà il vostro pigmalione? E non certo perché voi ne abbiate bisogno, piuttosto perché non esistono altre possibilità: nella vita, in ogni suo campo e declinazione, è previsto e s’impone un rinnovamento ciclico, l’accadere del turno di qualche altro. E’ il vostro turno, giusto?”.
Il padre, con sguardo sarcastico ma più severo, dopo avere preso qualche secondo e avere deglutito la rincalza: “Altrimenti vi rimane di continuare la vostra esistenza, interessante, smettendo di coltivare sogni che saranno disillusi puntualmente. Davvero ritenete possibile dismettere anche i vostri sogni?”.

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