Hai presente quando traslochi? Hai mai fatto un trasloco? Di recente e in età più adulta? Impacchetti, riempi scatoloni, accatasti e acconci dimensioni e volumi, roba eterogenea che ti eri ripromesso, all’inizio, di raggruppare solo secondo precisi criteri. Hai catalogato in stampatello ogni oggetto contenuto, poi hai desistito. Sei partito, sempre, con le migliori intenzioni, poi fretta ed efficienza hanno preso il sopravvento su ordine e criterio. Hai chiuso la porta dietro di te. Allo stesso modo, ti liberi di oggetti importanti che sono diventati troppi, si sono riprodotti negli anni, per superfetazione hanno occupato tutto lo spazio vitale, ogni superficie, accompagnandosi a polvere, all’ispessimento di mensole, allo scolorimento di tinte, ingiallite con i ninnoli superstiti di viaggi, quando ancora viaggiavi. Le foto, poi, da sole costituiscono un capitolo a sé, una seconda pelle, un impulso feroce, un dardo scoccato preciso in un corridoio del cervello a produrre felicità e melanconia: un tempo che è stato. Anche di queste, devi disfarti. Poi, ora, c’è il digitale. Tant’è. Tu o quelle suppellettili esistenziali. Ti spogli, scarnifichi strati obsoleti. Un barbaglio della vita t’accompagna e suggerisce di procedere, indica la via d’uscita senza indugio. Riesci a farlo e percepisci che sei evoluto, sei già altro, diretto e proiettato altrove, un altro viaggio. Non ti dispiace. Tu o il simulacro dei ricordi. Ti sei ritrovato a salire e scendere le scale indossando buste, sollevando cartoni come per andare alla fonte, hai traghettato libri dei quali non ti saresti mai disfatto, raggruppato e gettato foto che amavi fino all’inverosimile, chiuso in altri cassetti di altri comò i carillon che rievocano quegli ideali d’adolescente. Quelle musiche lì! Ma ti ricordi? Succede in ogni trasloco, momentaneo, circoscritto, che non è per sempre. Così in quelli definitivi, più lunghi e dolorosi. Succede, delle volte e per fortuna, di poter tornare laddove è cominciato il trasloco. Di nuotare nel momento di passaggio, di sospensione, e nell’attesa di riscoprire dinamiche, comportamenti, vecchie suggestioni, spazi che rinverdiscono e rinforzano. Riconosci da dove vieni, da cosa ti sei emancipato, chi sei e dove tornerai, ancora una volta, cambiato.

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