In questo giorno prefestivo, che non è differente da tutti gli altri, che ci vede più o meno reclusi, sfogliando il giornale mi accorgo di una notizia che, nel suo piccolo, rappresenta la cartina tornasole di questo Paese.

Dispiace dirlo, ma è così. Quello stesso Paese che oggi Serra, nella propria Amaca, definisce di consorterie e gilde, dove si fanno delle regole trasversali e democratiche, per sorpassarle appena possibile con titoli, sottotitoli, vie furbesche e piccinerie del Potere.

La vita di noi, di tutti noi, non può prescindere a questo punto dalla vaccinazione, dal numero dei vaccini e dall’organizzazione con la quale le inoculazioni avvengono ogni giorno. Ognuno di noi, pertanto, ordinato aspetta il proprio turno nella fila di civiltà.

Chiunque sgambetti in preda al panico, mostri populistica insofferenza, non sa essere democratico e rispecchia un antico spirito italico al quale non riusciremo mai a sottrarci del tutto. E’ chi accampa motivazioni pretestuose per vaccinarsi anzitempo. Lo hanno fatto e fanno di continuo. E ce ne sono stati di casi, anche menzionati dalla stampa, di giornalisti furbetti, di “categorie” che si sono riscoperte più a rischio delle categorie già “a rischio”. Io credo che le regole non possano cambiarsi, arbitrariamente, in corso d’opera. Si è scelto un criterio: quello anagrafico, e quello deve essere seguito. Dagli over 80 in poi, a scendere, si vaccinano tutte le persone. Le uniche categorie davvero a rischio sono state quelle di medici e sanitari in generale. Dopodiché, ciascuno di noi, per professione, vita che conduce, viaggi costretti da lavoro è più o meno a rischio. Per questo basta quietare gli animi e mettersi in fila. Questo è un Paese che non è abituato a mettersi in fila, ad aspettare civilmente il proprio turno. E non è un vanto: niente di cui andare fieri. Prendere la scorciatoia e vaccinarsi prima degli altri non è un diritto, né sagacia, furbizia. Solo disonorevole per chi ne giova. E’, nella sostanza, avere sottratto una dose di vaccino all’anziano over 80 che la sta ancora aspettando. Solo il 40% circa degli over ottanta in Italia ha ricevuto entrambe le dosi, di Pfizer o Moderna. Molti sono fermi alla prima. Allora di cosa vogliamo parlare?!

Bene mi ha fatto, leggere il post di Chiara Ferragni, che conosco poco se non per gli aneddoti famigliari e le incursioni nella moda dei quali francamente faccio a meno, ma per carattere e interesse personali senza alcun pregiudizio. Ho plaudito alla denuncia della Ferragni in merito alla vaccinazione della nonna del compagno, con più di novant’anni. Una donna che nella Regione Lombardia ancora non era stata chiamata per la vaccinazione. Stiamo parlando di una signora di novant’anni. Dopo la denuncia social dell’imprenditrice, la Asl competente ha contattato la signora chiedendole se fosse la nonna del compagno della Ferragni. A risposta affermativa, è stata convocata per vaccinarsi il giorno seguente. Bene, diciamo. Per tutte quelle nonne e nonni che sono ancora in attesa di un vaccino. La Ferragni ha dovuto utilizzare il proprio peso di influencer e personaggio pubblico per stigmatizzare i ritardi e risolversi il problema.

E questo ci riporta al discorso iniziale. Non è possibile pensare di spendersi per la propria categoria, il proprio ordine di appartenenza, il ruolo e grado svolto in Politica e nella Società per risolversi i problemi, per produrre accelerazioni. Soprattutto difronte una pandemia, dove secondo dopo secondo sono in gioco vite umane.

Che possa essere discutibile il criterio con il quale sono state scelte le categorie a rischio e le priorità di vaccinazione è un tema tutto politico, che va discusso altrove. Questa è la regola, c’è un Governo con Comitati tecnici e scientifici che l’hanno condivisa e accolta per farla rispettare.

Tutti coloro che non vi si attengono, sono deplorevoli furbetti, senza etica e senza vergogna, che si sentono legittimati a scavalcare perché comunque qualcuno lo farà sempre, al loro posto o a quello di qualche altro disgraziato. Questo è aberrante: come dire che esiste l’inganno, la menzogna e l’illegalità e, allora, l’assecondiamo ciascuno per la propria parte. La Ferragni ha denunciato l’accaduto, come il dovere sostituirsi allo Stato perché potesse essere ascoltata. Ha risolto un problema ma lo ha, soprattutto, denunciato.

Io preferisco restare in fila. E, sempre scorrendo il giornale, tra cifre e percentuali pesanti, minacce irricevibili a Ministri, scopro che è anche il compleanno di Francesco De Gregori. E allora, auguri Francesco!

David Giacanelli